L’Huffington Post sta all’Italia come Buddy Valastro alla cucina italiana

Se vuoi essere un game-changer, uno destinato a cambiare le regole del gioco, ci sono punti fermi che vanno conservati, cose di basilare saggezza per cui non serve dimostrazione. Ad esempio: un nuovo sito dev’essere un sito nuovo. Nel nuovo Huffington Post italiano, online dalla mezzanotte di ieri, tutto somiglia troppo a un quotidiano di […]

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Se vuoi essere un game-changer, uno destinato a cambiare le regole del gioco, ci sono punti fermi che vanno conservati, cose di basilare saggezza per cui non serve dimostrazione. Ad esempio: un nuovo sito dev’essere un sito nuovo. Nel nuovo Huffington Post italiano, online dalla mezzanotte di ieri, tutto somiglia troppo a un quotidiano di carta, per ora. Troppo lunghi i post, troppa la politica italiana, troppe similitudini con Il Fatto Quotidiano, la cui versione online del resto, dall’impostazione grafica ai numerosi blog ospitati, ha preso a modello proprio il sito americano fondato da Arianna Huffington. E dell’intervista a Berlusconi, francamente, non ne sentivamo la mancanza.

Persino il post di Oscar Farinetti, patron di Eataly, una sfacciata auto-promozione di Vino Libero, rete di 12 cantine che venderà vini senza concimi chimici e packaging inquinanti, profuma di marketta giornalistica.

Neanche dal visual di HuffPostItalia arrivano sorprese, splash fotografico della notizia principale a tutta pagina, disposizione su tre colonne, grande attenzione per i social network. Ma che il “family feeling” fosse lo stesso della casa madre era prevedibile. Poteva esserlo meno la scelta dei 17 blogger attivi finora (dovrebbero arrivare a 200), da Giulio Tremonti a Maurizio Landini (segretario generale FIOM), passando per Daniela Santanché. Vedremo in seguito.

All’Huffington Post italiano lavorano una quindicina di giornalisti insieme al direttore Lucia Annunziata, che, a parte lo strafalcione nel primo editoriale (“un nuovo media per un nuovo mondo”, invece di un nuovo medium) ha fatto discutere per una dichiarazione sibillina: “I blog non sono un prodotto giornalistico, sono commenti, opinioni su fatti in genere noti; ed è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati”. E arruolare blogger che scrivono gratis sarà economicamente avveduto ma non proprio rivoluzionario.

Allora l’Huffington Post italiano è un vero game-changer?

Per ora rispondo con queste parole rubate su Twitter:

“Magari mi sbaglio ma mettere insieme Huffington Post e Italia è come mettere insieme Buddy Valastro e la cucina italiana” (@benedettomotisi).

[Crediti | Link: L’Huffington Post, Intravino, Il Giornalaio, Twitter, Lettera 43]

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