Lotta di tasse: la pressione fiscale soffoca i ristoranti italiani

Nell’audace tentativo di conquistare i giovani friulani, Daniele Strizzolo ha aperto in 20 anni di lavoro 3 McDonald’s tra Udine, Martignacco e Tavagnacco. Della sua azienda, la cui ricchezza prodotta va al Fisco per il 70%, si è occupata nel fine settimana La Stampa (non online). Non è un refuso quel 70%: in Italia può capitare.

FATTURATO E UTILE.
L’anno scorso Daniele Strizzolo ha fatturato 7.756.000 euro, con 156.172 euro di utile. Nei fast food McDonald’s tutto accade sotto il controllo vigile della casa madre, che si fa pagare laute provvigioni sul fatturato. I registratori di cassa sono collegati in rete, evadere il fisco è pressoché impossibile.

TASSE.
Quest’anno Strizzolo pagherà 54.480 euro di Ires, 59.674 di Irap, in tutto 111.154 euro. Gli utili –45.018 euro– verranno completamente reinvestiti per l’apertura del quarto ristorante. I suoi ottanta dipendenti, quasi tutti assunti a tempo indeterminato, guadagnano circa mille e cento euro netti al mese, più tredicesima e quattordicesima, come prevede il contratto di categoria. La bestia nera dell’imprendiotore si chiama Irap, imposta regionale sulle attività produttive. Funziona secondo uno schema perverso: più dipendenti si hanno, più alta è la quota di mutui accesi (ovvero gli investimenti), più si paga.

COSA RESTA.
A Strizzolo restano il capitale costruito in vent’anni di lavoro, cioè i locali e le licenze, un’attività che non conosce crisi e il compenso annuo da amministratore unico, 61.600 euro, ovviamente lordi. La sua responsabile dei ristoranti ne guadagna 72.000, più auto e telefonino.

La classifica della banca mondiale ci assegna un “tax rate” del 68,5% sul reddito d’impresa (si apre un Pdf). Il “tax rate” è un indice che misura la pressione fiscale tenendo conto di ogni imposta a carico delle imprese: proprietà, utili, lavoro, rifiuti, auto, dazi, capitali. Superfluo precisare che si tratta di un record mondiale.

Secondo voi, se non si abbassano le tasse, è ancora possibile creare lavoro?

[Crediti | La Stampa, link: Doing Business, immagine: Flickr/Erik Daniel Drost]

Avatar Prisca Sacchetti

24 Settembre 2012

commenti (34)

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    1. Avatar EDO ha detto:

      hahahahahahahahahah ! 🙂

      macchè, spemnderebbero di piu’!! Ma come si fa a dire queste cose nel 2012??

    2. Avatar Fabio ha detto:

      Quindi la soluzione secondo voi sarebbe evadere le tasse???
      Sono d’accordo con gianlu, basta precisare: tutti dovrebbero pagare le tasse e so dovrebbero votare politici meno ladri. Purtroppo non ne vedo in giro, ma evadere, ossia giustizia fai-da-te, non penso sia la soluzione.

  1. “Nei fast food McDonald’s tutto accade sotto il controllo vigile della casa madre, che si fa pagare laute provvigioni sul fatturato”
    Toh, sembra quasi che McDonald’s sia una specie di tiranno che pretende vergognose gabelle nei confronti del povero Strizzolo…

  2. Avatar Mauro ha detto:

    Come diceva Tremonti è l’antidoto all’evasione, il ragionamento è questo
    Dato che tu evadi io ti aumento le tasse,cosi facciamo patta

    Mi spiace molto per gli onesti, che sono costretti a pagare cifre esorbitanti.
    l’IRAP? Assurda!
    Ma sig. Farina, non doveva toglierla Berlusconi?

  3. Nel testo, comunque, prima si parla di “156.172 euro di utile”, e poi si parla di qualcosa per cui “Gli utili –45.018 euro”.
    Bisognerebbe parlare di cose diverse, dunque.

    1. Avatar Stefano F. ha detto:

      Esiste un utile d’esercizio, a monte delle tasse, e un utile “netto” a disposizione dei soci dopo aver pagato le tasse, che alla fine può essere anche negativo.
      Ovvero in molti casi le tasse da pagare sono più dell’utile di esercizio.

  4. Proviamo a precisare, dunque se quei 156.172 sono EBITDA, EBITA, EBIT o EBT. Forse è meglio nei confronti dello stesso Strizzolo…

    1. I numeri andrebbero chiariti, ha ragione Bacillus. Rimane il fatto che la tassazione Italiana favorisce la rendita piu` che il lavoro.

  5. Avatar Stefano F. ha detto:

    Purtroppo non posso che confermare, per esperienza personale in altro settore produttivo, i meccanismi descritti nell’articolo. Alla fine degli anni ’90, quindi ancora con valori in lire, mi ritrovai a pagare, su un utile aziendale di 105 milioni, circa 54 milioni di Irpeg (così si chiamava allora) e oltre 42 milioni di Irap, introdotta dal governo Prodi. Poi nel 2002 con la crisi seguita al crollo del mercato americano dopo l’11 settembre, con un bilancio di pochissimo in negativo mi ritrovai a dover pagare oltre 55 milioni di Irap, dovendo quindi ricorrere al credito bancario e dando inizio ad una spirale che portò alla cessazione dell’attività dopo 50 di lavoro di mio padre prima e mio in seguito.
    Il discorso che se tutti pagassero le tasse queste potrebbero essere minori è valido solo in teoria. Ma non in uno Stato che non commisura le proprie spese alle effetive entrate, ma al contrario aumenta forzosamente le entrate per coprire i propri sprechi e le proprie inefficienze, tutto ciò porta a un deficit assurdo e alla stagnazione dell’economia, strozzando le imprese che creano lavoro.

  6. Su più di 150 mila euro di utile (differenza tra spese e ricavi, più o meno), rimangono meno di 50 mila se togli le tasse.
    Mi pare chiaro abbastanza, almeno nella sostanza.
    Vuol dire che 45 mila euro ti rimangono alla fine dell’anno e paghi circa 110 mila circa di tasse, detto in altre parole.
    Cumprì?

    1. quindi il buon Strizzolo si mette in tasca circa 45mila, più 66mila di stipendio lordi, più l’auto, i telefoni aziendali e tutto il resto.
      il suo operaio da 1100 euro al mese, tolte le spese per l’affitto, l’auto e il telefonino,
      ( ovviamente mangia a MC e non va in vacanza) in fondo all’anno guadagna zero (se gli va bene)

  7. Faccio notare un particolare. Ammesso che i 156.172 € siano al lordo delle tasse, in rapporto al fatturato stiamo parlando del 2,01%.
    Significa che dopo che hai pagato i costi variabili (ovvero i fornitori di materie prime – immagino la fattura di McDonald’s per carne, patatine e ketchup – ed il costo del personale a tempo determinato – figurati se non c’è -, oneri bancari, acqua, energia, ecc.), i costi fissi (il personale a tempo indeterminato, le meritate royalties per McDonald’s – la stessa che ti fa fare gli affari -, gli affitti, le locazioni, gli oneri finanziari sui debiti, ecc), se tu hai un margine prima delle tasse del 2,01% hai dei problemi a prescindere dallo Stato “tassicodipendente” come lo definisce Oscar Giannino.
    Il margine è troppo esiguo. Vuol dire che ti sei messo a fare una cosa che non funziona. Metti un imprevisto e tu vai in drammatica perdita. Insomma, stai solo frullando soldi.
    Ma un conto è frullare 20-30-100 mila euro all’anno. Un altro è frullarne 7 milioni e mezzo…

  8. Avatar gianpaolo ha detto:

    la tassa piu’ odiosa e’ proprio l’Irap, perche’ penalizza tutti coloro impiegano del personale in modo importante, come in agricoltura. L’Irap infatti e’ una tassa sulla differenza tra ricavi e costi, dove tra i costi non sono considerati i costi della manodopera, per cui se uno, per dire, paga 1.000.000 di stipendi, su di essi, sommato ai ricavi-costi, ci deve pagare le tasse. Tutte le imprese che invece, per la loro tipologia, fanno ricavi senza uso o con poco uso di personale, sono avvantanggiate. Meditate, meditate.