di Prisca Sacchetti 2 Agosto 2012
mario monti, intervista, sette,

Fra Circi e Ulissi – e blog che si rimbalzano l’un con l’altro ricette ora per l’estate torrida, ora per il colpo di coda del freddo – ci sono luoghi e cucine dove il cibo non ha stagionalità. Dove di anno in anno, di stagione in stagione, irridendo le temperature esterne, gli stomaci dei dimoranti si sono addomesticati alle solite presenze.

I vecchi mangiano cose che nessuno mangia più, e si portano così sulle spalle un fardello di tradizioni – magari poco nobili, magari poco dop – e di testimonianze a perdere, che chissà se le prossime generazioni sapranno mai che sono davvero esistite.

Ora che anche i (quasi) vecchi che presiedono le più alte cariche dello Stato hanno sdoganato cibi e drink giovani come il gin tonic (vabe’, la pasta alle vongole, secondo dichiarato amore del premier Monti, è abbastanza transgenerazionale), chi si nutrirà più di questi piccoli ma familiari e innocui orrori quotidiani della gastronomia spiccia da bar sport, da serate di liscio paesano, da balera e brillantina?

LUPINI.
Pare di vederli, seduti sulle panchine ai giardinetti, in brache, camicia stinta e sandali col calzino, gli oversettanta che infilano le dita salate nel sacchetto oblungo e sputazzano le bucce di questi salatini ante litteram. Chissà quali ricordi di giri di mazurca riportano a galla nei loro attempati consumatori, con occhi acquosi e che ruminano in modo seriale. Mi piace pensare che per loro ogni boccone sia memoria di un bacio, un m’ama non m’ama dal retrogusto salmastro, e dalla masticazione compulsiva.

CARAMELLE AL RABARBARO.
Controllate nelle tasche della nonna di casa. Oltre il rosario e il fazzoletto di stoffa con le iniziali troverete quasi di sicuro una caramella al rabarbaro, o altro gusto improbabile. Più che dolciumi, sono reperti archeologici. Gli ultimi scampoli della sagra di qualche estate prima, da centellinare come un tesoro prezioso, che sa di evasione, alla faccia della gomma arabica e diavolerie moderne varie.

BISCOTTI DIMENTICATI TIPO RIGOLI.
RIGOLI c’è scritto sopra ogni frollino, nel caso il confuso inzuppatore mattutino se ne dimenticasse. Il classico biscotto tranquillo, senza pretese, che non si è montato la testa con l’aggiunta di arroganti gocce di cioccolato e va benissimo con il tè e il caffè d’orzo. E chi li mangia più?

PINGUINO.
L’understatment regna anche nel banco frigo. Che bisogno c’è di gelatozzi millegusti dai nomi impossibili da pronunciare o ricordare? Il pinguino rispecchia lo status del pensionato che vivacchia. Poco e nemmeno un gran che. A suo tempo, ha invidiato il Baby.

MINESTRA COL DADO.
Buona da gennaio ad agosto e via daccapo. È il classico brodino alla buona dove stemperare i pensieri da desperate housewives d’annata. O da sorbire di fretta davanti al tg1 per poi fare una puntatina al biliardo sotto casa.

Ridete, ridete pure, ma è a forza di bocconi alla stregua di quelli sopra citati che gli italiani hanno messo in dispensa la loro più radicata virtù e la loro più grande disgrazia: accontentarsi. Che sia un costume da rispolverare in caso di crisi?

[Crediti | Link: Blitz Quotidiano, immagine: Sette]