cupcake, cupcakes, nicole kidman, keith urban

Ci avevano convinto che l’abbondanza fosse sinonimo di gioiosa soddisfazione. Le nostre nonne hanno goduto come ricci a rimpinzarci di merende da naufraghi stile Cast Away. I compleanni della nostra infanzia sono stati paesi dei balocchi dove a trionfare erano due costanti: quantità e cattivo gusto. L’età adulta ci ha invece trovati più debosciati, imbolsiti dagli interminabili pranzi domenicali dalla suocera.

La naturalissima foga del voglio di più e non mi basta mai ci porta ad accettare il quotidiano affanno del poco, del piccolo.

Sul menù dell’ordinaria follia culinaria, la negazione della naturale tendenza a godere dello scarto fra necessità e comfort ha un nome: si chiama cupcake.

Il cupcake (o la, non si è ben capito) è ben lungi dal voler convincere il bonario piluccatore che ci sia qualcosa di lussureggiante oltre la spugnosa lacca del suo frosting. Anzi, questi finti paradisi in tazzina sono fatti apposta per castrare il nostro desiderio. E compiono il loro primo abuso sul genere umano mettendogli nel piatto l’ingrediente numero uno della detrazione di piacere: la misura.

Che siano figli del dolce più genuino del mondo, ricavati col metodo bonsai dalla ricetta di un’ottima torta paradiso finita in tazza per il capriccio di una massaia anglofila, o che siano un deposito condensato di conservanti, i cupcakes vanno risolutamente messi alla gogna.

Qualcuno doveva pur farlo. Il momento è propizio, ora che le tortine demoniache hanno iniziato a infilarsi dappertutto: sui vassoi delle prime colazioni degli italiani, ai compleanni – pallidi ricordi di quelli dell’infanzia, nelle borsette da signora come spezzafame pomeridiani, persino nelle vetrine dei negozi di abbigliamento (?!?). La crociata contro questi stucchevoli gremlins da tè, insomma, andava indetta.

Horror vacui.
Il primo brutto tiro ci viene giocato dall’horror vacui del nulla-oltre-la-tazzina. Sembra che qualcuno abbia deciso per noi che bisogna per forza trasformare il cibo in una miniatura per renderlo innocuo. Ma non è un po’ troppo comodo delegare a una forma la responsabilità di non rimpinzarci di sostanza? L’amor proprio ci vorrebbe capaci del coraggio delle nostre azioni di fronte a un vassoio, lasciandoci il libero arbitrio di scegliere le dimensioni della fetta. I cupcakes, invece, ci illanguidiscono la coscienza con la scusa della dose mignon – come se la quantità quaresimale bastasse a redimerci.

De gustibus.
Come tutti quelli che osano ma solo a piccole dosi, i cupcakes sono manifestazioni di pusillanimità. Nessuno si azzarderebbe mai a mescolare tante porcherie tutte insieme in una torta a tre piani, ma un minuscolo cupcake legittima ogni nefandezza, come quella dell’adolescente che si tatua un’innocente chiave di violino sulla caviglia. Perché che vuoi che sia, finisce in un boccone che manco ti accorgi, nel frattempo ti atrofizzi le papille con le temperature proibitive del caffè americano (tutto ha un suo perché) e la pillola va giù.

De frostibus.
Al formaggio, al doppio cioccolato, al burro d’arachidi emulsionato con ganache alla vaniglia, red velvet, impastate di zucchero a velo color blu puffo. Fare una panoramica delle assurde coperture aiuta a capire come queste vanifichino quel tanticchia di buono che i cupcakes erano riusciti a fare in grazia delle loro dimensioni irrisorie: preservarvi le arterie dai trigliceridi galvanizzati e dall’impennata della glicemia. Oltretutto, resta sempre un mistero se le varie ed eventuali stelline, palline argentee e mezze lunette fucsia che ingolliamo con giusta riluttanza siano qualcosa di realmente commestibile o uno scherzo birbone del pasticciere – che, non dimentichiamo, ama definirsi designer.

Miraggi in vetrina.
Nei rari casi in cui i cupcakes sono effettivamente le versioni fetali di torte fatte e finite, è destabilizzante vedere che nella stessa vetrina, a esigua distanza dal carrot-cupcake del penitente, troneggia (a pari prezzo!) una fettona smargiassa di carrot-cake. Sogno o son desto? Quella vera, che, con le sue grazie generosamente farcite di cream cheese e una gigantesca noce pecan in equilibrio sulla sommità, ammicca al cupcaker, infrangendo si spera ogni sua originaria intenzione di accontentarsi di una misera tazzina.

[Crediti | Immagine:

commenti (31)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Avatar Titty ha detto:

    Curioso, l’altro giorno mi stavo scervellando per trovare una crema di copertura adatta a una delle mie torte più famose (e richieste), da portare a una cena.
    Alla fine ho pensato di usare le rape rosse perché mi piaceva l’idea del colore rosso-prugna.
    Ho cominciato a fare delle prove per arrivare a una ricetta equilibrata e, alla fine, data la consistenza della crema, mi è venuta una bellissima idea: ho versato l’impasto in pirottini ed, ebbene sì, cupcake.
    Base di torta al cioccolato e rum, crema di rape rosse e granella di pistacchi salati e tostati, per dare il tocco di salato.
    Perfetti, anche per le dimensioni: la particolarità della crema ben si accompagna a dimensioni ridotte.
    Le dimensioni ridotte, una novità per gli americani, sono sempre stata la normalità qui in Italia: mai visto un dolce a portar via più grande di un cornetto, le fette di torta, poi, sono rachitiche.
    Quanto ai sapori, la naturalità, i grassi e via dicendo, dico solo cupcake di: mandorle e clementine; pistacchi e yogurt; lime, zenzero e cocco; limone e semi di papavero e con fragole.

  2. Avatar Paola ha detto:

    Non so se giudicare questa entry come l’ apoteotica eruzione di acido di una personalità disturbata o il segno che la sua autrice non abbia davvero più nulla di interessante di cui parlare.

  3. i cupcakes sono pessimi…e per questo sono anche troppo grandi! una torta asciutta con una glassa stucchevole…che razza di dessert! per quanto mi riguarda se li possono mangiare tutti gli ammerigani perché io li darei al sorcio

    1. ohiohi ho visto, dopo aver scritto qui, i commenti al post sul cake design: temo di ricevere un assalto di risposte che mi qualificano come offensiva.
      mi scuso in anticipo…è vero che i cupcakes non mi piacciono ma stavo scherzando…non vogliatemene se ho calcato i toni… 🙂

    2. Avatar Me Medesimo ha detto:

      mariaserena tu mi adori? E allora lo vedi che la cosa è reciproca! (cit..)

  4. (Ci ho messo qualche secondo a riconoscere Nicole Kidman, qualcuno le dica che sarebbe ora di finirla con il botulino)

    Sui cupcakes la penso più o meno come sul cake design: li trovo adorabili da vedere e ho il massimo rispetto per chi li fa, ma mi sembrano troppo artefatti per i miei gusti.

    1. Avatar Viola ha detto:

      questo commento é davvero geniale! in effetti, se devono essere dosi piccole, allora molto meglio i pasticcini dei cupcakes!

    2. Concordo in pieno… i cupcakes non sono lontanamente paragonabili ad un buon pasticcino! Sono mini torte margherita infarciti di crema di burro e/o formaggio con tonnellate di zucchero a velo!

  5. Prima osannate il cake design, poi odiate i cupcake… un po’ di coerenza no eh?

    A me piacciono, sono sfizioni e spesso molto burrosi e golossissimi. Fanno molto comfort food.

  6. Quell’imbecille mesciato avrà scapocciato dopo aver visto la Kidman che lo mangia, guarda come la spizza.

    1. Avatar dink ha detto:

      Ehm, il mesciato in verità sarebbe proprio il marito, che immagino non abbia troppi problemi ad aver esauditi certi desideri da “scapocciato” (e dalla foto ho già la visione di quali siano stati esattamente ;-D )…

  7. congratulazioni per l’articolo, scrivere così tante parole per non dire nulla (anzi, rasentare con stile il delirio psicopatologico) non è una cosa da tutti.
    detta terra terra: ma ti pagano per farti ste pippe infarcite di parole altisonanti senza significato? fatti un cupcake, che forse una coscienza illanguidita potrebbe aiutarti…

    1. sarebbe da mettere come massima risultante da un gioco della settimana enigmistica

    2. Oltretutto di ripiego, tipo quella delle 7 della domenica mattina tornato dalla disco con le pive nel sacco

  8. Non vorrei fare una sterile critica, ma mi sembra che qui su dissapore gli articoli facciano un pò il giro…come su cosmopolitan che comprai assiduamente per un anno e due mesi, fino a quando non mi resi conto che stavo rileggendo gli stessi articoli di un anno prima.
    A me le cupcake piacciono, me li mangio con gusto, me li faccio io e me li mangio 4-5 alla volta. Se si vuol fare una discutibile crociata contro le cupcake bisognerebbe farla precedere da una crociata contro gl esosissimi pasticcini mignon.

    1. Avatar Rosi ha detto:

      paragonare un pasticcino mignon con un cupcake è surreale:
      il pasticcino mignon è la versione ridottissima ma identica di un prodotto di pasticceria – con l’handicap di dover lavorare su dimensioni micro, che chi cucina lo sa, quante madonne che volano a farcire 40 invece di 3.
      Un cupcake è il fratello caruccio del muffin, con una cuffietta assai graziosa ed estrosa in testa, ma sempre una tortina decorata resta.
      Delizioso, da fare i gridolini e tutta la coreografia ma sempre una tortina sei, amico.
      Un mignon di cannoncino alla crema, di bigne, di cassata restano prodotti di pasticceria.
      Il prezzo esorbitante si paga perché i monaci amanuensi sono tutti morti, sic.

    2. Avatar Stefano F. ha detto:

      E vogliamo parlare dei mini cannoli siciliani, le mini sfogliatelle con ricotta e le mitiche aragostine con la chantilly?
      Però è vero che il discorso delle dimensioni ridotte è sempre un pò una autogiustificazione a mangiarne 2 o più (tanto sono mignon) arrivando poi alla stessa quantità della misura classica.
      Magari uno assaggia 3 o 4 gusti invece di 1 o 2 soli.
      Comunque non c’è storia la pasticceria mignon batte i cupcakes 4 a 0.
      A gusto mio naturalmente.

    3. Mi sono espressa male e sinteticamente. Intendevo dire che secondo la linea dell’articolo, praticamente tutto (esclusa la parte sulla copertura) si può applicare a qualsiasi cosa di piccolo..compresi i mignon. Quindi ad onor di logica (dell’articolo) sono da disprezzare anche loro.
      a me i mignon piacciono, sono abbastanza esigente e spesso qui a Venezia la pasticceria è appena decente, ma li trovo estremamente cari rispetto alle paste. Capisco che sia giustificato dal lavoro impegato ma mangiare mezzo cannolo o un cannolo mignon non mi pare molto diverso..anzi spesso le paste a mio avviso sono meglio bilanciate come gusto, soprattutto come equilibrio tra le quantità..poi è ovvio che se mi trovo davanti un vassoio di mignon ci vado a ruota…