di Valentina Dirindin 12 Novembre 2020
Dimitri ristoratore torinese

Va fuori dal coro un giovane ristoratore torinese, che difende il governo e gli aiuti ricevuti con il decreto ristori, e che con il suo sfogo all’incontrario diventa virale. Dimitri Bianchi – questo il nome del giovane ristoratore torinese – ha un locale a San Salvario, quartiere storico della vita notturna cittadina.

Oggi, come tutti i colleghi, si trova chiuso, ma decide di non lamentarsi e anzi, lancia un appello ai colleghi perché non esagerino con i vittimismi. “Oggi sono arrivati sul conto corrente della Società del nostro ristorante i soldi del Decreto Ristori con cinque giorni di anticipo sulla data prevista”, ha scritto Dimitri sulla sua pagina Facebook, che immediatamente è esplosa di commenti.

“Non scrivo l’entità della somma perché non voglio spiattellare pubblicamente quanti soldi abbiamo ricevuto (ma se qualcuno è curioso glielo scrivo in privato senza problemi). Non sono pochi, anzi per quanto riguarda l’economia del nostro ristorante sono sufficienti a coprire il mese previsto al momento di chiusura forzata. Se poi il periodo si allungherà ci sarà ovviamente bisogno di altro”.

Dimitri confessa poi di aver avuto un momento di rabbia anche lui: “Quando scrivevo che non sarei sceso in piazza per protestare come categoria dei ristoratori era perché la chiusura delle nostre attività mi sembrava una conseguenza ovvia della situazione di emergenza sanitaria e ospedaliera. E perché Conte aveva immediatamente promesso soldi e avrei prima voluto vedere se questi aiuti sarebbero arrivati. Ecco, sono arrivati. E direi che se come ristorante hai battuto scontrini e hai dichiarato il giusto, la somma è corretta (è il doppio di quella ricevuta a primavera)”.

“Se ci aggiungiamo il prolungamento della cassa integrazione per i dipendenti, la detrazione fiscale del 60% degli affitti di ottobre, novembre e dicembre e la sospensione dei contributi e delle rate di eventuali finanziamenti, direi che per noi lo Stato ha fatto abbastanza”, conclude Dimitri, ricordando poi che “ci sono altre categorie di lavoratori, con ancora meno diritti e tutele, che stanno ancora peggio. Gente che non ha un lavoro, o che non ha più potuto lavorare neanche un giorno da marzo a oggi, e che in certi casi non ha davvero nessun aiuto pubblico su cui contare”.

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