Nestlé vuole vendere le sue acque per 5 miliardi

Marchi importanti come San Pellegrino, Panna e Perrier sono in vendita, e molti pezzi grossi dei fondi di investimento sono interessati.

Nestlé vuole vendere le sue acque per 5 miliardi

Nestlé vuole alleggerire il suo portfolio di marchi (decisamente cospicuo, con più di 2mila brand all’attivo) mettendo in vendita una quota della sua divisione dedicata alle acque in bottiglia: prodotti famosissimi come Panna, San Pellegrino e Perrier, che ora si trovano al centro di una manovra valutata complessivamente intorno ai 5 miliardi di euro e che sta attirando l’attenzione dei grandi nomi del private equity.

L’acqua non è un “asset strategico”

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Il gruppo vuole rifocalizzare il suo portfolio verso settori che considera più strategici e in rapida crescita, come la nutrizione e i prodotti alimentari di fascia alta, mentre l’acqua in bottiglia è stata a lungo vista dagli investitori come un asset non fondamentale rispetto ad altre categorie. Per gestire questa transizione, Nestlé ha incaricato Rothschild come consulente e ha iniziato a invitare i potenziali acquirenti a presentare le prime offerte proprio in questo mese di gennaio.

Tra i pesi massimi che hanno espresso interesse per l’affare ci sono nomi noti come Blackstone, KKR, Bain Capital e PAI Partners. Le banche si stanno già muovendo per preparare finanziamenti che potrebbero oscillare tra i 2 e i 3 miliardi di euro per supportare l’acquisizione, un interesse decisamente marcato che sottolinea la forza dei marchi coinvolti, nonostante il settore stia affrontando sfide non da poco.

E se l’acqua degli chef smettesse di essere di Nestlé e tornasse in Italia? E se l’acqua degli chef smettesse di essere di Nestlé e tornasse in Italia?

Non è però un momento semplicissimo per la divisione acqua di Nestlé. L’azienda sta cercando di recuperare credibilità dopo un periodo un po’ turbolento, segnato da controlli non finiti benissimo e problemi di reputazione: è il caso del 2024, ad esempio, il gruppo ha ammesso di aver utilizzato metodi di filtraggio non consentiti per le acque minerali naturali. Tutto questo in un momento storico in cui il settore dell’acqua in bottiglia è sotto la lente d’ingrandimento per questioni ambientali, come l’uso della plastica e la gestione delle sorgenti idriche, fattori che gli investitori valutano attentamente.

Non va dimenticato che San Pellegrino e Panna sono due marchi molto attivi nel mondo gourmet, a partire dalle scelte di posizionamento che li vedono come presenze ubique sulle tavole stellate fino alla storica sponsorizzazione della “The World’s 50 Best Restaurants”: viene da chiedersi se un fondo di private equity vorrà mantenere questi impegni o li riterrà un inutile spreco di fondi.