L’inflazione alimentare nel Regno Unito è destinata a subire un’impennata significativa, raggiungendo almeno il 9% entro la fine del 2026, secondo le ultime proiezioni della Food and Drink Federation (FDF): si tratta di una revisione ben più drastica rispetto alla precedente previsione del 3,2%, ed è causata dal peggioramento della situazione geopolitica in Medio Oriente, con il conflitto in Iran che ha portato alla chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz e ha colpito gli impianti di petrolio e gas nella regione.
La FDF, che rappresenta circa 12.000 produttori nel settore alimentare e delle bevande, ha basato queste nuove stime sull’ipotesi che lo stretto possa riaprire al traffico merci entro due o tre settimane e che la produzione energetica mediorientale torni alla normalità entro un anno L’impatto sui costi di produzione sarà però è immediato, visto che l’industria alimentare britannica è caratterizzata da un’elevata intensità energetica e da una forte connessione con i mercati globali, rendendola insolitamente esposta a shock di questo tipo.
Rincari per i consumatori

La dottoressa Liliana Danila, capo economista della FDF, ha descritto le sfide senza precedenti che il settore deve affrontare a causa di questa crisi: “Il settore alimentare e delle bevande sta già avvertendo la forza di questo shock geopolitico. Come una delle industrie britanniche a forte intensità energetica, i produttori si trovano ad affrontare bollette energetiche crescenti, l’aumento dei costi di trasporto e imballaggio e interruzioni nelle principali catene di approvvigionamento. Queste pressioni stanno colpendo simultaneamente e rappresentano una sfida significativa da assorbire per le imprese.”
Le aziende stanno cercando di non trasferire l’intero peso dei rincari sui consumatori, ma la rapidità e l’entità degli aumenti rendono questo sforzo estremamente difficile per la sostenibilità dei bilanci aziendali. Danila ha aggiunto che “La situazione attuale è senza precedenti e difficile da prevedere, tuttavia, data l’entità e la velocità di questi aumenti dei costi, e nonostante i migliori sforzi delle aziende per non trasferire gli aumenti dei prezzi, è chiaro che l’inflazione alimentare aumenterà nei mesi a venire.”
Oltre all’energia utilizzata in ogni fase della produzione, i rincari del petrolio hanno fatto lievitare le spese di trasporto e creato ritardi lungo le rotte di spedizione. Anche il settore agricolo sta subendo gli effetti della crisi, con il costo del gasolio agricolo che è aumentato dell’80% dall’inizio delle ostilità e i mercati dei fertilizzanti che rimangono estremamente tesi. Simon Conway, presidente della British Tomato Growers’ Association, ha espresso serie preoccupazioni: “Storicamente i coltivatori guadagnano solo nelle ultime settimane della stagione, poiché i margini sono così ridotti in questo settore. Nessuno può assorbire shock di costo di questo tipo, devono essere gestiti insieme ai rivenditori.” Egli ha inoltre avvertito che “L’effetto di una serie di aumenti dei costi non ha ancora colpito, ma arriverà verso la fine dell’estate.”
In questo scenario, la cancelliera Rachel Reeves ha incontrato i responsabili di grandi catene di distribuzione come Tesco, Sainsbury’s, Aldi e Lidl per discutere strategie volte a mitigare l’impatto dell’inflazione. Un portavoce del governo ha riferito che durante l’incontro i rappresentanti del settore e i ministri hanno “concordato di lavorare insieme per esplorare cos’altro si possa fare per alleviare il costo della vita per i consumatori e rafforzare le catene di approvvigionamento.” I produttori chiedono ora interventi urgenti, come l’inclusione nel British Industrial Competitiveness Scheme per ridurre i costi elettrici e il rinvio di nuove normative ambientali e nutrizionali per allentare la pressione finanziaria sul settore.
