Abbiamo un problema tra i ristoranti e i nuovi occhiali di Meta?

Negli Stati Uniti i nuovi smart glasses di Meta sono irriconoscibili e stanno uscendo molti filmati senza consenso. I ristoratori non sanno che pensarne.

Abbiamo un problema tra i ristoranti e i nuovi occhiali di Meta?

A settembre del 2025 sono apparsi sul mercato i Ray-Ban Meta Display, l’ultimo modello degli smart glasses di Meta (un oggetto che esiste dal 2023 e che in due anni si è evoluto moltissimo). Rispetto ad altri modelli sul mercato, ad esempio i Google Glass, il vantaggio degli smart glasses di Meta è che non sono immediatamente identificabili: sembrano davvero occhiali normali, salvo una piccolissima lucina blu che si accende durante la registrazione ma che è molto difficile da notare.

Sono in vendita sul sito di Ray-Ban, anche per il mercato italiano, e costano da 359 a 499 euro a seconda del modello.

Vanno a ruba tra gli influencer perché permettono di ottenere un risultato naturale (il punto di vista è realmente ad altezza d’occhio umano) e soprattutto consentono di registrare senza dover tenere il telefono in mano, evitando tremori e scatti improvvisi. Gli occhiali sono dotati, ovviamente, anche di un registratore vocale.

Registrare con gli smart glasses permette anche di farlo in incognito e, dunque, l’abuso in ogni campo e settore è dietro l’angolo. Nel mondo della ristorazione newyorkese — dice il New York Times — è già scoppiata una bomba, e lo dimostra una piccola inchiesta pubblicata il 16 febbraio scorso.

Tom Wong, che lavora nel ristorante di famiglia a Manhattan, è diventato virale su TikTok dopo essere stato ripreso di nascosto da una cliente con una microcamera integrata negli occhiali. Il video ha superato i due milioni di visualizzazioni, ma per lui l’esperienza è stata spiacevole: “A un certo punto, ho smesso di lavorare nella parte anteriore del ristorante”, ha detto Wong. “Era davvero imbarazzante.”

E ancora, Madi Elder, barista a Brooklyn, ha chiesto a un cliente di smettere di registrare o di andarsene; lui ha risposto: “Non lo spengo.”

L’influencer Natasha Sonya Zhatko spiega: “Uscire con una telecamera in faccia alle persone era fuori discussione.” E aggiunge: “Quando indosso gli occhiali, sono libera di essere completamente me stessa.” Tuttavia, dopo che un suo video ha raggiunto due milioni di visualizzazioni, ha ammesso: “Mi sentivo come una spia”, e ora informa il personale prima di filmare.

I lati positivi per i ristoratori

@elizabetheatsnyc

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Nonostante il Washington Post fosse uscito già questa estate con un articolo di denuncia in cui intervistava diversi appartenenti alla Generazione Z, che si sentono particolarmente minacciati dagli smart glasses perché temono di non avere più il controllo su come vengono filmati, ci sono anche sostenitori di questa nuova tecnologia.

Si tratta spesso di gestori di piccoli ristoranti che, dopo essere inconsapevolmente finiti sul TikTok di qualche food influencer, vedono le vendite aumentare esponenzialmente e la coda fuori dal locale raggiungere livelli mai visti. È il caso, ad esempio, di The Chubby Crab, il ristorante di Tom Wong (citato anche dal new York Times), che nonostante ora si nasconda in seconda linea per non essere riconosciuto, dice anche di non avere nulla di male da dire alla food influencer Elizabeth Eats NYC, che lo ha reso celebre filmandolo di nascosto con gli smart glasses e gli ha fatto incredibilmente aumentare il fatturato.

Cosa dice la legge su privacy e ristorazione

Dal punto di vista legale, negli Stati Uniti filmare in pubblico è in gran parte consentito, ma i ristoranti rappresentano una zona grigia. Meta, dal canto suo, afferma in una dichiarazione che “gli utenti sono responsabili del rispetto di tutte le leggi applicabili” e che non dovrebbero usare gli occhiali per attività dannose come molestie o violazioni della privacy.

La normativa italiana, che ovviamente deriva da quella europea, è molto più attenta e restrittiva: considera infatti le immagini e i video di persone identificabili come “dati personali”, soggetti al GDPR. Devono dunque essere sottoposti a consenso, e questo consenso deve riguardare anche la pubblicazione sui social, non solo la ripresa. Il Garante Privacy ha più volte avvertito che riprendere persone con un telefono o una videocamera in luoghi come ristoranti può costituire violazione della privacy se non c’è consenso e può dare luogo a cause civili o risarcimenti.

Non è improbabile, tuttavia, che sull’onda del successo provocato dai filmati i ristoratori, anche in Italia, chiuderanno un occhio sugli abusi in materia di privacy e, anzi, qualcuno in cuor suo spererà, come sempre, che un influencer varchi la soglia del proprio locale. È solo la nuova, più tecnologica puntata del solito insano equilibrio tra rispetto delle persone e celebrità che continua a impregnare le nostre vite.