Aboubakar Soumahoro: l’intera filiera del cibo è razzista

La vicenda dei lavoratori agricoli di Pinerolo pagati diversamente in base al colore della pelle non è un caso isolato, sostiene il sindacalista Aboubakar Soumahoro.

Aboubakar Soumahoro

Tutta la filiera del cibo ha un problema di razzismo: a sostenerlo è Aboubakar Soumahoro, sindacalista e presidente della Lega Braccianti. All’indomani della vicenda dei braccianti che nelle campagne di Pinerolo, in Piemonte, sarebbero stati pagati diversamente a seconda del colore della pelle (sette euro l’ora per i bianchi, sei euro per i neri), Soumahoro ha spiegato in un’intervista con La Stampa che quell’episodio non è per nulla un caso isolato.

Non solo i braccianti di colore, ma anche le donne sarebbero sistematicamente discriminate per il loro lavoro nei campi. “Serve una riforma della filiera”, dice Aboubakar Soumahoro nella sua intervista, denunciando la politica che “si nasconde da sempre dietro proclami e retorica”.

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“Tutti noi ci teniamo al fatto che il cibo sia un fiore all’occhiello di questo Paese, ma il presupposto deve essere quello di avere una dimensione etica della filiera, dal raccolto nei campi alla grande distribuzione, fino ai rider”, prosegue Aboubakar Soumahoro, raccontando alcune storie che definisce “da brividi” sui lavoratori agricoli. Persone che si trovano dichiarate all’Inps un decimo delle ore effettivamente lavorate, o persone che lavorano il doppio delle ore pattuite per quel salario. Un sistema evidentemente da sradicare, con una rivoluzione che deve essere prima di tutto culturale e che, come sostiene Aboubakar Soumahoro, deve interessare l’intera filiera, consumatore compreso.

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