di Valentina Dirindin 5 Dicembre 2019
aceto balsamico di Modena

L’aceto balsamico non è una prerogativa dei soli produttori di Modena, e a dirlo è l’UE. In effetti, era già così, ma viste le continue insistenze è stato necessario ribadirlo. A farlo è stata la Corte di giustizia europea del Lussemburgo che, una volta per tutte, ha stabilito che l’Italia non può impedire ai produttori tedeschi di usare l’aggettivo balsamico. La protezione del nome Aceto Balsamico di Modena, ha infatti spiegato la Corte di giustizia, non si estende all’uso di “termini individuali non geografici”: quindi, la protezione sta sul “di Modena”, mica sul “balsamico”, che è un termine troppo generico e senza alcuna connotazione geografica.

La decisione è la risposta alla richiesta di tutela avanzata dal Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena, associazione di produttori dell’Aceto Balsamico di Modena Igp, che aveva accusato l’azienda tedesca Balema di violare l’Ig producendo il “deutscher balsamico”. La richiesta è poi arrivata fino al Tribunale di Lussemburgo, che ha dato ragione ai tedeschi: nessuno gli vieta di parlare di balsamico.

Una sconfitta bruciante per i produttori modenesi, che ovviamente non hanno mancato di far notare lo sgambetto fatto dall’Unione Europea al Made in Italy. “La realtà è che molti paesi europei hanno in parte voluto prendere possesso del successo mondiale raggiunto dall’aceto balsamico di Modena: questo è l’unico aceto ad essere agrodolce e ad usare la parola balsamico”, ha detto Mariangela Grosoli, presidente del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena, in un’intervista.

Eppure, per quanto possa dispiacerci per la concorrenza che devono subire i prodotti italiani nel mondo, non siamo del tutto sicuri che la difesa migliore sia quella di provare a impedire agli altri di realizzarli. O meglio, tutelare le nostre Igp sì, certo, ma nei limiti del ragionevole: davvero pensiamo che il nostro aceto sia l’unico degno di definirsi “balsamico”? Che dire allora delle arance rosse di Sicilia, tutelate anch’esse dall’IGP? Comporta forse questa tutela che nessun altro al mondo possa coltivare e vendere arance rosse o che, se lo fa, debba chiamarle “arance arancioni”?

Alla fine, crediamo davvero che la principale tutela per i nostri prodotti sia la qualità. Se davvero abbiamo un prodotto migliore degli altri, puntiamo a farlo sapere al mondo, facendoglielo assaggiare. E per gli altri aceti balsamici d’Europa, in quel caso, non ci sarà storia.