Adesso il figlio minore di Trump fa i soldi anche con lo yerba mate

Dopo la real estate, le criptovalute e il dettaglio di essere figlio di un miliardario, Barron Trump si butta nel mondo del beverage.

Adesso il figlio minore di Trump fa i soldi anche con lo yerba mate

Ci sono cose che mai nella vita ci saremmo immaginati di leggere nella stessa frase. Donald Trump e presidente degli Stati Uniti, ad esempio. Yet, here we are. Restando in tema, la notizia trapelata in questi giorni riguarda il figlio minore di Donald, Barron Trump. Ecco, tutto ci si aspetta da un tipo così tranne che l’improvviso interesse per lo yerba mate, pianta e bevanda tradizionale indigena del Sud America. Eppure, di nuovo, eccoci qui.

Barron figura come direttore di un nuovissimo brand di bibite aromatizzate a base di mate con lancio previsto sul mercato a maggio. Il drink “perfetto per l’estate” imminente catturerebbe, almeno secondo il claim, le vibes del Sunshine State. Vale a dire la Florida, luogo prediletto dal presidente anche, e nonostante, gli impegni di governo giusto un tantino onerosi. Del resto, vuoi mettere Washington DC con il sole, il mare e i campi da golf? Manca giusto la bibita adatta – no problem, ci pensa il rampollo di famiglia.

Affari di famiglia

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C’è una cosa che la famiglia Trump è riuscita a fare bene in un mandato e mezzo di governo, specialmente quello in corso. Alzare l’asticella di ciò che la pubblica opinione giudica come conflitto di interessi. Possedere metà delle televisioni, banche e una squadra di calcio? Robetta da Italia degli anni Novanta. In un solo anno e tre mesi di governo parte seconda, Donald Trump e famiglia hanno incassato ben 1,4 miliardi di dollari. Avete letto bene la parola miliardi.

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Secondo un articolo del New York Times, Trump è diventato un vero e proprio brand e una macchina da soldi che non ha nessuna intenzione di premere il tasto off. Fra i vari profitti infatti c’è proprio la licenza del nome Trump, tecnica che l’ex sedicente mogul ha affinato nel corso di decenni appiccicando quelle cinque lettere su qualunque cosa, dai palazzi agli aerei al caffè. Adesso c’è anche tutta la parte di merchandising MAGA, il documentario su Melania, la Bibbia di Trump e altre amenità molto poco trash.

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Al calcolo si sommano il famigerato aereo del Qatar, le donazioni delle aziende tech, il denaro ammassato in campagna elettorale. La fetta più grande di questo quasi miliardo e mezzo però riguarda le criptovalute, che da sole hanno fruttato ben 867 milioni di dollari. E qui entra in gioco Barron Trump, che a soli vent’anni e in teoria ancora uno studente della business school alla NYU ha già una carriera da imprenditore. Nessuno francamente ne è sorpreso.

Già nel 2024 Barron registrava una compagnia di real estate, dissolta dopo pochi mesi. Nel 2025 è co-fondatore, insieme al padre e al fratello maggiore, della World Liberty Financial, impresa di criptovalute che finora gli ha fruttato ben 150 milioni di dollari. E proprio in quest’ambito, da quando Trump è presidente, si sono notati investimenti sospetti fatti subito prima di tensioni geopolitiche, vedi annuncio di dazi o cattura di Maduro. Da qui l’accusa mai verificata di insider trading, in teoria illegale. Ma nella pratica del figlio del presidente più avido che sia mai esistito non sembra più tanto impossibile.

Sollos, un business improbabile

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Ok le criptovalute e il mercato immobiliare. Ma lo yerba mate? Beh, se c’è una cosa che i Trump ci insegnano è che tutto è occasione per fare business. A quanto pare Barron si butta ufficialmente nel mondo del beverage con Sollos, inedito brand che accosta la caffeina del mate ai sapori estivi della Florida, nello specifico ananas e cocco. Il nome è una poco convincente unione di sol o sole in spagnolo e il suo contrario, proprio nel senso di letto al contrario. Così “Sollos cattura l’intero ciclo del sole, che finisce dove inizia”, si legge su LinkedIn. Fa molto impero di Filippo II ma vabbè.

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Sempre su LinkedIn Barron appare come co-direttore insieme a Rodolfo Castello, Stephen Hall, Valentino Gomez e Spencer Bernstein. Proprio quest’ultimo è il nipote di Jay Weitzman, magnate dei parcheggi e amico di lunga data dei Trump, tanto che guarda caso da anni è il recipiente di contratti federali molto vantaggiosi. Sollos è registrata proprio presso una sua proprietà a Palm Beach in Florida, due passi da Mar-a-Lago. Nonostante ciò, Weitzman nega di essere coinvolto.

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Intanto il suo milione Barron ce lo ha messo, tanto che gli fa. Per il rampollo di famiglia si tratta di una briciola da investire nell’ambito del consumer business, seppur con una materia prima decisamente improbabile per uno che ha vissuto sempre sulla torre d’avorio, come del resto suo padre prima di lui. E infatti non mancano le polemiche.

Molti su Reddit stanno già demolendo il brand in partenza, indignati dalla tipica operazione di appropriazione culturale che caratterizza il capitalismo americano – e i Trump a maggior ragione. “I gringos non capiscono niente di ciò che accade al di fuori dei loro confini. Vogliono corrompere tutto in un modello fast food, senza coglierne l’essenza”. Un’affermazione tanto più vera quando si applica gli evidenti confini culturali di Trump & cricca. Vale per il Kennedy Center, i parchi nazionali, i libri sacri. E adesso pure lo yerba mate.