di Valentina Dirindin 2 Luglio 2020
campo canapa

Più di mille candidature in poche ore sono arrivate per raccogliere la canapa nei campi, dove servono braccianti per il raccolto. Un’agricoltura che non sembra temere la crisi della manodopera e, anzi, che preannuncia forti margini di crescita. Sarà anche per le condizioni di lavoro proposte, che tutto sommato non sono male, lontane anni luce da quelle dei braccianti sfruttati dal caporalato.

Per esempio, una società agricola con 100 ettari di canapa a Città Sant’Angelo, in provincia di Pescara, ha comunicato su Facebook la necessità di trovare “170 persone che vogliano lavorare per 1.200 euro al mese e 8 ore al giorno come braccianti agricoli nella raccolta di canapa, da agosto a novembre”. Per quel lavoro in pochi giorni – dice il proprietario dell’azienda agricola – hanno ricevuto più di mille curriculum, per la maggior parte da parte di donne. Alla faccia di chi dice che in Italia non si vuole tornare a lavorare i campi e che manca la manodopera. Quando è pagata e non sfruttata, evidentemente la manodopera c’è, eccome.

Dopo il successo del suo post di ricerca di lavoro, Lucio Boschi rincara la dose, spiegando l’importanza economica che può avere il mercato della canapa in Italia: “La Cannabis può e deve essere il futuro economico del nostro paese e del nostro pianeta”, scrive Boschi in un post su Facebook, definendola “il propulsore dell’economia del domani”. Insomma, chi va a raccoglierla quest’estate può anche mettere l’esperienza a curriculum.

[Fonte: Open]