di Cinzia Alfè 2 Agosto 2017
google camp

Elton John. Ma pure Lanny Kravitz, attori, produttori cinematografici, calciatori, il giocatore di basket Kevin Durant, personalità politiche, addirittura il principe Harry d’Inghilterra.

Tutti lì, nella Valle dei Templi di Agrigento, all’ombra del tempio di Giunone o anche di quello della Concordia, per allietare il Big G, il Google camp, l’evento con cui Google riunisce le sue cariche più alte con due serate all’insegna dello spettacolo, del divertimento e della buona cucina.

Nella prima serata, il 31 luglio, i fortunati ospiti sono stati deliziati con piatti come risotto al cacio, gnocchi con caponata e provola affumicata, risotto di amaranto con broccoli e cavoli, merluzzo al pomodoro con olive e capperi e dessert a base di meringa con mandorle caramellate e crema di caffè, oltre che con graziosi canti di ispirazione ellenica.

Ieri sera, primo agosto, è stata invece la volta di Menfi, al Baglio San Vincenzo, con un menù predisposto dal ristorante stellato “I Pupi” di Bagheria, e che prevedeva anche la classica pizza, preparata dal pizzaiolo palermitano Ron Garofalo, che per gli illustri ospiti si è prodotto anche una classica squisitezza palermitana, lo sfincione.

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E’ già il terzo anno che Google sceglie la Sicilia, e Agrigento, per celebrare la sua serata di gala, inaugurando un filone che potrebbe portare nella regione turismo congressuale di qualità, basato su eventi internazionali e con ripercussioni positive su una terra che deve al turismo la maggior parte del suo reddito.

Eppure, anche questa volta non sono mancate le polemiche.

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Si rimprovera ai magnati di Google di affittare e monopolizzare per il proprio esclusivo godimento, e per due sere l’anno, alcuni tra i luoghi più incantevoli della città, se non la città stessa, a discapito degli agrigentini, che in cotanta esibizione di sfarzo sarebbero costretti a interpretare il ruolo delle comparse.

Sgradito contorno di uno spettacolo destinato a pochi vip e con la sola possibilità di guardare da lontano lo svolgersi delle scintillanti serate, nella speranza di intercettare una celebrità e magari strappare un autografo.

Per due sere l’anno, in pratica, Agrigento sarebbe alla mercè di vip che, tra un aperitivo on the rocks e uno stuzzichino al caviale, la tratterebbero alla stregua di semplice, per quanto splendida, coreografia delle proprie serate mondane.

Un azzeramento della dimensione territoriale che esclude del tutto coloro che si sentono legittimamente titolati a godere della sua meraviglia, gli agrigentini, con la città ridotta al rango di oggetto di lusso, una sorta di meretrice d’alto bordo da noleggiare a notti, oltretutto all’infamante prezzo di “soli” centomila euro.

Dimenticando che meraviglie e siti archeologici sono patrimonio di tutti, che non esiste diritto di esclusivo godimento per nessuno: né per chi ha avuto la fortuita ventura di nascersi sopra, né per chi pretenderebbe di affittarli per un paio di sere l’anno escludendone i propri, e meno fortunati, simili.

[Crediti | Link: Repubblica, InfoAgrigento, Dissapore. Immagini: Repubblica Palermo, Agrigentonotizie]