di Marco Locatelli 28 Aprile 2020

Due mesi di chiusura forzata causa emergenza coronavirus hanno messo in ginocchio il mondo degli agriturismi, a tal punto che Coldiretti Lombardia ha chiesto alla Regione di attivare lo stato di calamità per gli oltre 1.600 agriturismi del territorio.

I picchi in alcuni casi sono arrivati fino al -100% di attività. Secondo l’associazione, è necessario anticipare quindi la ripartenza per queste strutture, per le quali il lockdown – stando all’ultimo Dpcm – durerà fino al 31 di maggio. Un duro colpo, che viene solo in parte attenuato dalla vendita diretta a domicilio di prodotti e piatti pronti.

È necessaria un’anticipazione dell’apertura – fa sapere Coldiretti Lombardia – che consenta a questo comparto di poter ripartire all’inizio di maggio, riaprendo i cancelli della cascine, i percorsi naturalistici e gli spazi a tavola dove assaggiare le specialità della tradizione contadina dell’enogastronomia Made in Italy. Gli agriturismi, infatti, si trovano in campagna, in strutture familiari e lontano dagli affollamenti, con spazi adeguati per i posti letto e a tavola: per questo sono forse i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche.

Nel frattempo, Coldiretti è impegnata nel realizzare un piano, con risorse economiche di sostegno e misure straordinarie di intervento, che preveda l’annullamento delle imposte locali e della tassa di soggiorno, la semplificazione burocratica sulle norme edilizie comunali per l’adeguamento delle strutture alle nuove norme di sicurezza, la possibilità di una regolamentazione comune e omogenea in tutte le regioni d’Italia per l’attività di consegna a domicilio e asporto.