di Marco Locatelli 11 Agosto 2020
Agrumi

Il servizio fitosanitario regionale della Toscana ha già effettuato sette intercettazioni di agrumi infetti da gennaio ad oggi, al porto di Livorno, tra i principali canali di ingressi di prodotti vegetali provenienti da Paesi extra Ue.

L’attività di ispezione, proseguita anche durante l’emergenza Covid-19, ha come obiettivo quello di evitare la diffusione di organismi nocivi per le piante nel territorio dell’Unione europea che potrebbero minacciare il patrimonio agricolo ed ambientale toscano e nazionale.

Le infezioni riguardano, nello specifico, la “macchia nera degli agrumi” e il “cancro batterico”. Qualora dovessero accidentalmente diffondersi nel nostro Paese, questi organismi nocivi causerebbero un enorme danno alle regioni agrumicole come l’Italia del Sud e la Spagna. Queste due malattie rendono gli agrumi non più commercializzabili.

La frutta oggetto delle intercettazioni proveniva da Argentina, Uruguay, Brasile, Cina e non è ovviamente entrata in Ue. Tutta la frutta che presenta sintomatologia riconducibile al cancro batterico o alla macchia nera viene campionata e analizzata dal laboratorio del Servizio fitosanitario di Livorno. I risultati si hanno già dopo solo due ore.

“Tra maggio e ottobre – fanno sapere dal servizio fitosanitario regionale – arrivano considerevoli quantitativi di agrumi che vengono scrupolosamente ispezionati, soprattutto per il rischio di introduzione di mosche e farfalle della frutta, nonché di batteri e funghi la cui presenza nella Ue non è stata ancora segnalata ed in grado di danneggiare gravemente le produzioni agricole. Gli agrumi provengono sopratutto da Sud Africa, Argentina, Uruguay e Brasile”.