Airbnb sta puntando a un’ulteriore espansione. Le novità che arrivano alle soglie dell’estate sono importanti e sono due: la possibilità di prenotare anche alberghi (con un rimborso se si trova altrove una tariffa migliore) e la possibilità di farsi portare la spesa nell’appartamento affittato per la vacanza.
Frenate gli entusiasmi: il tutto è dedicato solo al mercato statunitense, per il momento, grazie a una partnership con Instacart, la piattaforma leader negli Stati Uniti per prenotare la spesa a casa, che collabora con molte catene, tra le più note Costco e Walmart.
Dunque se sei un utente di Airbnb e prenoti una casa in una delle 25 città degli Stati Uniti che partecipano alla sperimentazione (l’elenco completo non è ancora disponibile), a partire dal 20 maggio avrai anche un account temporaneo su Instacart per fare la spesa e fartela consegnare in vacanza. Inoltre, in alcune città selezionate, si può anche farsi consegnare la spesa prima dell’arrivo, così che l’host (il proprietario) possa sistemarla nell’alloggio. Grazie alla partnership tra Airbnb e Instacart, le consegne sono gratuite e si riceverà anche uno sconto di 10 dollari da spendere sulla piattaforma.
Per verificare se la propria prenotazione Airbnb è idonea alla consegna della spesa, l’azienda suggerisce di cercare l’opzione nella sezione “Viaggi” sul sito o sulla app, dopo aver effettuato la prenotazione. Ovviamente, però, solo l’utente che ha effettuato la prenotazione può ordinare la spesa, mentre la funzione non sarà disponibile per eventuali compagni di viaggio.
A novembre 2025 Airbnb aveva già testato in parte questo servizio di rifornimento pre-vacanza. Ai proprietari che avevano accettato di ricevere la spesa dei loro ospiti e sistemarla nella cucina, la piattaforma aveva riconosciuto un bonus di 25 dollari, a cui se ne aggiungevano altri 100 per la prima persona che, prenotando, avesse fatto anche la spesa. Gli ospiti potevano ordinare la spesa fino a tre settimane prima del loro arrivo (speriamo non abbiano comprato troppe cose deperibili).
Perché airbnb sta testando questa novità della spesa in vacanza?
In sostanza la piattaforma vuole identificarsi come un grande Amazon delle vacanze, in cui sia possibile trovare tutto quello che può servire a rendere una vacanza comoda e il più possibile economica, che sono da sempre i valori promulgati dall’azienda e che sono anche i valori che insegue ogni piattaforma che voglia avere successo nelle vendite, in questo nostro tempo iperattivo ma pigro. Oltre a questo servizio infatti, Airbnb sta introducendo anche opzioni di taxi aereoportuali e sta rivedendo le esperienze – un modello lanciato nel 2016 che però si era arenato con la pandemia – e che dall’anno scorso è tornato con una revisione degli intenti: solo esperienze “autentiche” e legate al territorio in cui si soggiorna.
Proponendosi come piattaforma a tutto tondo, Airbnb cerca di battere la concorrenza dei competitor, Booking innanzi tutto, ma anche di piattaforme come Get your guide che ha la leadership della vacanza esperienziale, oggi tanto ricercata.
Lo stimolo che usa la piattaforma è il contesto cheap, l’idea che tutto quello che si trova al suo interno è il prezzo migliore sul mercato, facendo cioè della sua iniziale debolezza (alcuni ancora pensano ad Airbnb come un modo per risparmiare alloggiando in qualche tugurio), la sua forza. Uno dei messaggi pubblicitari con cui è stata lanciata l’idea della spesa a domicilio in vacanza è quella di non spendere troppo in ristoranti una volta sul luogo.
Difficile sapere quando vedremo tutto questo in Italia: i transfer aeroportuali, che assomigliano tanto a Uber, saranno probabilmente banditi; ma forse, l’idea di fare la spesa prima di arrivare potrebbe avere un seguito anche da noi, soprattutto nelle città già servite da Glovo o Everli.