di Marco Locatelli 4 Giugno 2020

Dopo 75 giorni di isolamento e due tamponi negativi – guarita quindi dal coronavirus – una donna di Albenga, provincia di Savona, è stata tratta come untrice in un bar.

La donna è stata cacciata dal locale dove si era recata per godersi un momento di relax, dopo i tanti giorni passati tra le mura domestiche per sconfiggere quel virus che ha fatto, e sta ancora facendo, soffrire il mondo intero.

“Sono stata cacciata in malo modo e umiliata davanti a tutti i presenti”, confessa la donna ai microfoni de La Stampa. Lei è Antonella Luciano Marino, ed è tra l’altro una di quelli che il covid-19 lo hanno affrontato vis-à-vis: lavora come operatrice socio sanitaria in una Rsa di Andora.

“Dopo 75 giorni trascorsi chiusa in casa – spiega la donna – , osservando ogni prescrizione in modo responsabile, il ritorno alla normalità è stato veramente triste”. E in effetti l’accoglienza in un bar è stata decisamente poco calorosa: la donna è stata mandata fuori dal locale – che tra l’altro frequenta da 10 anni – nonostante i due tamponi negativi.

“La fobia del coronavirus – racconta – non ha limiti. Sono entrata al bar con la mascherina abbassata, ma c’erano persone addirittura senza protezioni. Il dovere è sicuramente tutelare la salute dei clienti, ma ci sono modi e modi di rapportarsi. Sono stata umiliata ad alta voce davanti a tutti gli avventori.

Non conoscendo la situazione – continua – avranno pensato di me come una persona che diffonde il virus, rifiutando di servirmi il caffè senza darmi una spiegazione. È una vergogna che persone, oltretutto ammalate sul posto di lavoro, vengono trattate in quel modo pubblicamente […] Purtroppo non tutti hanno la sensibilità e l’educazione per capire che, dopo una malattia così importante, le persone hanno bisogno di essere accolte in altro modo invece di essere rifiutate”.