di Valentina Dirindin 7 Giugno 2020
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Il vero pericolo del sushi potrebbe non essere nel pesce crudo ma nell’alga nori, dopo che uno studio tedesco conferma la presenza di diversi metalli al suo interno. La diffidenza nei confronti del cibo giapponese più amato in Italia, solitamente, si limita alla questione della conservazione e della qualità del pesce che, tradizionalmente, viene mangiato crudo. Nessuno si era posto il problema dell’alga nori, l’alga di colore nero con cui da sempre si avvolge il riso.

Uno studio del Bundesamt für Verbraucherschutz und Lebensmittelsicherheit (BVL), l’Ufficio federale tedesco per la protezione dei consumatori e la sicurezza alimentare di Berlino, si è invece concentrato proprio sulle alghe marine, che per loro natura, tendono ad assorbire e immagazzinare sostanze inquinanti.

Lo studio infatti ha analizzato ben 165 campioni di alghe secche, trovando alte concentrazioni di metalli potenzialmente dannosi per la salute. Cadmio, piombo, arsenico e alluminio sono stati rilevati in diversi dei campioni esaminati, spesso con concentrazioni superiori ai massimi previsti dalla legge. 25 milligrammi di arsenico per chilogrammo sono stati rilevati mediamente nelle alghe analizzate, mentre la media dell’alluminio trovato è di 100 milligrammi per chilo.