Allarme fish and chips: in UK non c’è più merluzzo

Il merluzzo sta scomparendo dal mare del Nord per overfishing e cambiamento climatico. È stop alla pesca, e al più autentico fish and chips.

Allarme fish and chips: in UK non c’è più merluzzo

Let’s get a chippy è l’equivalente del nostro “stasera ci prendiamo una pizza?” in Gran Bretagna. Il chippy in questione fa naturalmente riferimento al fish and chips, a mani basse il piatto nazionale a base di pesce fritto e patatine. Che però di questi tempi rischia di non essere più strettamente made in UK. Nel mare del Nord infatti è allarme per mancanza di merluzzo o cod, il pesce principe di questa preparazione.

A causa di overfishing e cambiamento climatico, la specie sta scomparendo sempre più velocemente. Gli organi competenti stanno cercando di metterci una pezza prima che sia troppo tardi con divieti di pesca, anche spostando la responsabilità sui consumatori invitandoli ad “evitare completamente” il merluzzo locale. Nonostante le misure di contenimento, la situazione resta molto seria e preoccupante dal punto di vista ecologico. Intanto per il fish and chips, come per tutti gli altri piatti a base di pesce bianco, tocca trovare alternative, e alla svelta.

Mare vuoto

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Dalle bianche scogliere di Dover nelle giornate più limpide si riesce a vedere la Francia. Ma provate a mettere la testa sott’acqua, proprio lì ai piedi dei faraglioni, e probabilmente non troverete traccia di merluzzo. La specie, un tempo abbondante prerogativa del mare del Nord su cui si affaccia la parte più lunga della costa britannica, era in costante calo dal 2015. Nel giro degli ultimi due anni è diventata praticamente latitante.

Le cause sono molteplici. Da una parte c’è l’overfishing, la pesca indiscriminata e selvaggia che non si cura dei cicli vitali delle specie marine. Dall’altra ci sono le complicazioni del cambiamento climatico, che fra le altre cose provoca acidificazione e aumento delle temperature delle acque oceaniche e marine. Di conseguenza, habitat un tempo familiari diventano ostili: i pesci fanno fatica a sopravvivere e si trovano improvvisamente in competizione con nuove specie antagoniste. Non capita solo al merluzzo: in questa “padella” ci sono finiti anche scampi e sgombro.

Ancora l’anno scorso ICES (International Council for the Exploration of the Sea) aveva raccomandato una policy di zero pesca per garantire la sopravvivenza del merluzzo locale. Il governo britannico però non ha ricevuto la direttiva, o meglio lo ha fatto a modo suo. Nel dicembre 2025 la ministra per la sicurezza alimentare e gli affari rurali Angela Eagle ha annunciato un taglio del 44% sulla pesca del merluzzo nel mare del Nord e acque adiacenti.

Inutile dire che non è bastato. Lo scorso giovedì la Marine Conservation Society ha declassato il merluzzo pescato in mare nell’area interessata al punteggio peggiore nell’osservazione delle specie in pericolo. Il responso: non mangiatelo. Altrimenti in questo mare ce lo possiamo proprio scordare.

Pesce fritto alternativo

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Non tutto è perduto sul fronte fish and chips. Certo, basterebbe che il governo ascoltasse gli scienziati e che i consumatori facessero un piccolo fioretto ogni tanto, ma sappiamo che le cose non vanno affatto così. Fortunatamente esistono alternative, già a partire dalla ricetta classica. Oltre al cod, ci sono diversi candidati di pesce bianco che possono farne le veci in termini di adattamento a pastella e frittura.

Il fish and chips, il piatto più popolare del Regno Unito, potrebbe diventare un lusso Il fish and chips, il piatto più popolare del Regno Unito, potrebbe diventare un lusso

Specie classiche di ripiego sono il pollock o merlano atlantico; haddock o asinello, parente stretto del cod; e il caro vecchio nasello o in questo caso hake, contraltare del merluzzo anche nel banco surgelati. A essere creativi si possono utilizzare anche sogliola, razza, platessa e spinarolo. Per un risultato convincente tuttavia è consigliato attenersi ai cosiddetti “cugini” del merluzzo.

Infine, c’è da ricordare che il merluzzo atlantico non è solo quello a rischio. Nel suo sistema di punteggi, la Marine Conservation Society ci dà diverse alternative più sostenibili rispetto al britannico. La scelta migliore, sempre riguardo all’esemplare pescato in mare (anche perché quello allevato pone tutta un’altra serie di criticità) è quello islandese. Pollice alzato con margine di miglioramento per quello delle isole Faroe e dalla Groenlandia occidentale. Sotto revisione infine il canadese da Newfoundland e Labrador.

Il problema vero però è constatare come su 20 categorie in totale di merluzzo ben 14 siano considerate in pericolo, e dunque da evitare completamente. Un fatto su cui riflettere in tema di ecologia, alimentazione, consumismo e globalizzazione. Ogni minuto che passa salta fuori una specie a rischio estinzione, uccisa direttamente o indirettamente dall’uomo in maniera indiscriminata. Forse bisogna davvero che ci tocchino i piatti nazionali affinché ci accorgiamo dei danni. Oggi è il fish and chips, domani chissà.