Un successo interplanetario, letteralmente. Chissà se sessant’anni fa Pietro Ferrero si sarebbe immaginato che la sua Nutella, la crema spalmabile al gusto gianduia, sarebbe volata da Alba nello spazio. E invece.
Ieri, il barattolo di cioccolata più famoso del mondo – se ne vendono circa 770 milioni di barattoli l’anno in 170 paesi del mondo, pari a 400.000 tonnellate di Nutella consumate dalla popolazione internazionale – ha ricevuto un momento di notorietà inaspettato e capace di varcare ogni confine, terrestre e non. La Nutella è infatti svolazzata in primo piano durante il video in diretta dalla missione Artemis II nel suo viaggio intorno alla Luna.
Eccola lì, mentre gli astronauti sono indaffarati a fare cose da astronauti (qualche minuto dopo il video avrebbero superato il record di distanza dalla Terra, superando i 400mila chilometri di distanza da casa), la Nutella che si prende la scena, bella bella in primo piano, mostrando come anche i viaggiatori dello spazio hanno le loro debolezze e i loro peccatucci di gola, solo che, in assenza di gravità, è molto più difficile nascondere un barattolo per mangiare la Nutella di nascosto (sì, dovremmo smettere di farlo, ché non c’è nulla di male a godersi un cucchiaione di cioccolata di tanto in tanto, ma c’è da dire che fatto così, alla chetichella, ha un gusto in più).
La storia e i numeri della Nutella

E davvero, chissà se Pietro Ferrero poteva immaginare di arrivare nello spazio con la sua Nutella. Difficile immaginarlo, in effetti, considerato che parliamo di più di sessant’anni fa: erano quasi i tempi dell’Apollo 11, che per la prima volta portò l’uomo sulla Luna, ma probabilmente ai tempi non c’era spazio per la Nutella durante il viaggio.
La crema spalmabile più famosa al mondo, nel ’69, già si chiamava così da qualche anno: prima di allora era in realtà il Giandujot, nato per recuperare la tradizione cioccolatiera torinese del gianduiotto, e con lo stesso scopo del cioccolatino: sostituire il cacao (costoso e difficile da reperire, ai tempi del blocco napolenoico così come nel secondo Dopoguerra) con le nocciole, di più facile reperibilità. Il successo è tale che la pasta Giandujot viene immediatamente trasformata in un nuovo prodotto da lanciare, dimostrando un grande intuito dei Ferrero per le trovate di marketing: siamo nel 1951, e nasce la Supercrema.
Bisogna aspettare il 1964 perché la Supercrema cambi nome e diventi Nutella. Da lì fino allo spazio, e fino a diventare il brand dei record, arrivato perfino sulla Luna, il passo è relativamente breve: appena 400mila chilometri.
La Nutella è un simbolo di italianità?

Si mettano il cuore in pace i sostenitori della pasta, della pizza e pure del mandolino: il vero simbolo dell’italianità nel mondo è la Nutella, e ne abbiamo appena ricevuto la conferma.
Che ci piaccia o no, a noi dal cuore nazionalpopolare che vorremmo gli spaghetti al pomodoro stampati sulla bandiera tricolore, la riconoscibilità mondiale della Nutella non si tocca, e allora forse ecco che acquista un senso infilarla nell’iconografia che racconta la Cucina Italiana Patrimonio Unesco, e scusateci se non l’avevamo capito.
Il fatto è che sarebbe forse più bello e poetico se a rappresentare l’Italia fosse un prodotto generico, e non il frutto (geniale) del lavoro di una gigantesca multinazionale. Un po’ come pensare che l’America sia rappresentata da Pepsi e Coca Cola, e in fondo forse è anche un po’ così. Potere del marketing, signore e signori, bisogna stare al gioco e accettare che l’immagine dell’Italia del mondo sia quella di un vasetto di cioccolata presente in quasi tutti i supermercati del globo, nelle dispense delle famiglie di ogni genere e tipo e pure sulle navicelle spaziali.
Che poi, viene da chiedersi a questo punto se la Nutella rappresenti davvero l’Italianità. Quando un simbolo diventa così fortemente globalizzato, perfino extraglobalizzato, è realmente poi riconducibile a un singolo luogo, a un singolo Paese, o diventa un po’ di tutti? La Gioconda è un’opera di Leonardo da Vinci o è l’opera che attira più di ogni altra migliaia di visitatori al Louvre di Parigi?
Insomma, a chiedere in giro, chissà quanti nel mondo sanno che la Nutella è nata ad Alba, Piemonte, Italia. Forse sì, forse no, ma d’altra parte anche la pizza per molti è nata a New York. Resta da capire se a questo punto il problema è nostro, che non siamo capaci di tenerci le cose preziose che abbiamo, dalla Monna Lisa alla Margherita.

