di Cinzia Alfè 31 Luglio 2017
amatriciana

E’ passato quasi un anno da quel 24 agosto in cui un terremoto improvviso ha spazzato via le strade, i vicoli, le abitazioni di Amatrice, prendendosi vite, sogni, abitazioni, mestieri.

Ma oggi, Amatrice è ripartita. Anche grazie ai ristoranti.

Nei giorni scorsi, infatti, l’inaugurazione dei primi tre degli otto previsti, ha dimostrato che si può ricominciare a vivere, anche mantenendo inalterate le proprie tradizioni.

Come la pasta all’amatriciana, che del piccolo paesino laziale è il simbolo più conosciuto e amato, sia in Italia che nel mondo.

Ed è proprio dall’amatriciana che si riparte, dalla sua candidatura a patrimonio Unesco, annunciata dal ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, presente ad Amatrice, che ha anche comunicato di aver dato inizio all’iter per il riconoscimento dell’amatriciana come specialità tradizionale garantita (Stg).

Gli aiuti ad agricoltori ed allevatori delle zone colpite sono stati pari a 28 milioni di euro, grazie ai quali è stato possibile anche dare vita al Polo della ristorazione di Amatrice, realizzato su progetto dell’architetto Stefano Boeri e dal Consorzio Innova FVG, con moduli prefabbricati in legno del Friuli Venezia Giulia, e dove sarà anche collocata la mensa della nuova scuola di Amatrice.

Gli otto ristoranti che hanno già riaperto i battenti –o li apriranno a breve– sono ‘Da Giovannino’, ‘Pica Patrizia’, ‘Ma-Tru’, ‘La Conca’, ‘Il Castagneto’, ‘Mari e Monti’, “Serafini” e anche lo storico Ristorate Roma.

Sì, proprio quel Roma che noi di Dissapore avevamo visitato pochi giorni prima del terribile terremoto. Ora, anche il Roma rinasce, per mostrare al mondo che nonostante tutte le avversità si può e si deve guardare avanti, anche grazie alle proprie tradizioni e a un semplice piatto di pasta. All’amatriciana, però.

[Crediti |Link:  Il Sole 24 Ore, Dissapore]