di Valentina Dirindin 2 Agosto 2019
amatriciana

Il New York Times ha deciso di dedicare un articolo a uno dei piatti più amati, replicati e discussi (ma la cipolla, ci va o no?) della tradizione culinaria italiana: la pasta all’amatriciana.

Lo ha fatto ricordando la tragica vicenda che lega indissolubilmente Amatrice alla memoria di tutti noi: il terribile terremoto di magnitudo 6,2 che colpì la zona nella notte del 24 agosto 2016, alle 3:36, causando 299 vittime. “La sera del 23 agosto 2016, ho preparato i bucatini all’amatriciana, per mio figlio Sandro e per me”, racconta il giornalista del New York Times. Che decide di narrare un piatto storico, incedibilmente nazionalpopolare, buonissimo, proprio partendo da lì: da un evento tragico.

“Questo è il più strano degli articoli di viaggio”, ammette il giornalista, ”sollecitare un viaggio in un luogo che, secondo un ex sindaco, Sergio Pirozzi, per lo più non esiste più. Ma vale comunque la pena andare. Non solo per il cibo, che è l’ultima versione da fattoria a tavola dell’amatriciana, ma per un commovente ricordo della resilienza umana di fronte a una tragedia devastante”.

Cibo e resilienza di cui è sicuramente simbolo il Ristorante Roma, storico indirizzo di Amatrice, punto di riferimento per la ricetta dell’amatriciana, “il luogo che rappresenta la pietra di paragone, il benchmarking del guanciale e pecorino”, come lo definimmo noi quando ci andammo, appena una decina di giorni prima del sisma, a farci spiegare come preparare l’amatriciana perfetta. Il Ristorante Roma, quella notte terribile, crollò completamente, diventando uno dei simboli della tragedia del terremoto. Nel luglio 2017, a un anno di distanza dalla tragedia, riaprì al pubblico nella nuova Area Food realizzata per alcune attività di ristorazione.

Un passo che “Significa ricominciare tutta una nuova vita”, aveva detto Alessio Bucci, figlio del titolare del Ristorante Roma, miracolosamente salvatosi dopo il crollo.

Ecco: da lì parte, giustamente, Stephen S. Hall, il giornalista del New York Times, per farsi spiegare – come facemmo noi a suo tempo – il segreto dell’amatriciana perfetta. “Parla con mia moglie”, gli ha detto Arnaldo Bucci, il patriarca di famiglia, “Lei la prepara da sessant’anni”. E allora via di domande: Cipolle? “No”. Olio d’oliva? “Solo un po’”. Burro? “Noooo”. Per il resto, potete leggere la ricetta sul nostro articolo del 2016.

[Fonte: New York Times]