Anguria, addio a 1 su 5 per colpa di caldo e siccità

Addio ad una anguria su cinque: bruciate al Sud per il grande caldo, mentre al Nord si sono fatti sentire gli effetti della grandine.

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Addio ad una anguria su cinque per il caldo e la siccità che hanno tagliato di oltre il 20% il raccolto nazionale con i frutti bruciati soprattutto al Sud, mentre al Nord si sono fatti sentire gli effetti della grandine ed in Sardegna sono state le cornacchie a provocare enormi buchi nel raccolto rendendolo invendibile.

E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sul frutto coltivato su una superficie di circa 13.000 ettari da cui si ottiene una produzione media annua pari a circa 6,5 milioni di quintali concentrata soprattutto in Puglia, Lazio, Emilia-Romagna, Lombardia e Sicilia.

“I prezzi medi pagati ai produttori agricoli – sottolinea la Coldiretti – oscillano intorno ai 20 centesimi al chilo, ma in alcune realtà si scende addirittura a 10 centesimi, mentre al supermercato si aggirano intorno ai 70 centesimi al chilo. Ma se si considerano i chioschi il prezzo – riferisce la Coldiretti – può arrivare fino 2,50-3 euro al chilo. Va anche sottolineato che in alcuni casi, approfittando dei bassi prezzi pagati ai produttori, le angurie – denuncia la Coldiretti – vengono vendute sottocosto e usate come prodotto civetta per attirare i consumatori nei supermercati”.

“Anche per il cocomero è importante guardare l’etichetta che indica obbligatoriamente la provenienza. Un’anguria nazionale – osserva la Coldiretti – sarà certamente più fresca e appetibile di una di provenienza estera che ha subito un lungo trasporto. Il cocomero come il melone deve essere acquistato maturo e consumato subito.”

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