di Nunzia Clemente 30 Novembre 2015
Anthony Bourdain

Se sei chef, per di più bello e spregiudicato (aggiungiamo che hai venduto vagonate di libri tipo “Kitchen Confidential” e alla tv ti diverti a fare l’esploratore gastronomico), se sei Anthony Bourdain insomma, perché negarti un simile piacere?

Il piacere di aprire nel cuore di New York un megastore gastronomico in stile Eataly, food hall le chiamano negli Stati Uniti, una sciocchezzuola da quattordicimila metri quadri dove vendere ciò che hai provato in giro per il mondo?

Da anni si discute della riconversione del Pier57, il molo del porto di New York dove attraccavano i transatlantici mercantili della French Line.

Dopo la dismissione e tira e molla vari, finalmente nel 2013 è stata decisa la riconversione a centro culturale; tra i rumors, anche un piano per i dipendenti Google.

C’era bisogno di qualcuno dannatamente figo, colto, che prendesse tutti per la gola. E gli architetti e designer della Young Woo & Associates hanno calato l’asso di Bourdain che, insieme ai designer Roman & Williams, avrà il compito di progettare e personalizzare primo e secondo piano del Pier57.

Nome? Bourdain Market, ovviamente, apertura prevista nel 2018, con un attico dedicato oltre che al food anche alla proiezione dei lungometraggi del Tribeca Film Festival. Spazi verdi immensi, seguendo la linea green americana.

Il Bourdain Market non prevede soltanto ingredienti per la cucina domestica, ma in ossequio al successo internazionale dello street food anche 100 chioschi dedicati alle cucine del mondo, oltre a macellerie, panetterie, pasticcerie.

E Bourdain poteva farsi mancare uno spazio tutto per sé? Certo che no. Si vocifera che sarà una waffle house, in onore dell’ultima passione belga dello chef.

[Crediti | New York Times]