di Valentina Dirindin 13 Aprile 2020

La chiave per una cura per il Coronavirus potrebbe essere l’asparagina, amminoacido inizialmente isolato da estratti di asparago. A scommetterci è un veterinario italiano che lavora all’Università di Camerin, Giacomo Rossi, che ha depositato a Washington il brevetto di una terapia. Non solo lui ci scommette, ma anche alcuni ospedali nordamericani e canadesi, che hanno già prenotato la possibile terapia anticoronavirus.

Alla base della ricerca del veterinario livornese c’è la convinzione che il virus presenti un numero maggiore di legami con i siti di Ace2, detti “di glicosilazione”, che sono “costantemente legati all’ultimo amminoacido della proteina di membrana, l’Asparagina”, come ha spiegato il medico a La Repubblica. Da qui l’idea di utilizzare un vecchio farmaco, la L-Asparaginasi, per tagliare il legame del virus con il suo specifico recettore cellulare. Secondo la teoria di Giacomo Rossi, una volta eliminata l’Asparagina, “il Covid non ha più alcun punto di attacco”.
Il principio è lo stesso legato alla cura di alcuni tumori, secondo cui l’eliminazione dell’enzima asparaginasi priva le cellule leucemiche di un loro nutriente essenziale.

L’asparagina è un amminoacido il cui nome è inevitabilmente legato agli asparagi, non solo per il fatto che inizialmente è stato isolato dall’ortaggio: le proprietà diuretiche degli asparagi, in parte (e ci perdonerete il copia-incolla da Wikipedia) “derivano dalla capacità che ha l’asparagina di irritare l’epitelio renale secernente”, e infatti ai suoi metaboliti viene imputato il tipico odore delle urine quando ci si è cibati di asparagi.

Attenzione – e su questo vogliamo essere molto chiari, per evitare di incappare in una delle tante fake news a tema cibo e Coronavirus girate di questi tempi: mangiare asparagi (o non mangiarli) non avrà alcun modo effetto sul Coronavirus. Parliamo di una ricerca scientifica – peraltro ancora in fase di valutazione – che si occupa di possibili e probabili reazioni dell’organismo a determinati stimoli, non certo di dieta.

[Fonte: La Repubblica]