di Massimo Bernardi 5 Dicembre 2018

C’è un alimento, un cibo, una roba –in sostanza non saprei nemmeno come definirlo– che tengo in bocca più di qualsiasi altro.

Eppure non ne ho scritto mai, se non un accenno qui su Dissapore raccontando di alcune meraviglie anni Ottanta.

Ebbene quella roba è il chewing-gum.

Come si dice qui in Piemonte “cicles” (la splendida scrittrice Margherita Oggero ha appena dato alle stampe “La vita è un cicles”). La gomma, la cinci, la cicca, chiamatela come volete.

[Il succo Billy e gli altri: a volte non ritornano]

La cinci –o il cinci, si può dire in entrambi i modi, tipo la Maserati o il Maserati– ha scandito la mia vita.

Da bambino il tabaccaio mi dava quelle a rettangolino, incartate singolarmente, per resto. Poi è arrivato il turbo delle Big Babol, con le loro gare di palloncini, ma io agognavo soprattutto quelle a forma di sigaretta e le grosse sfere colorate e no-logo che si trovavano nei distributori a monete.

I grandi allora mangiavano Brooklyn alla menta forte dopo aver fumato una MS, e quell’alito di tabacco mentolato mi ricorda gli anni Settanta e gli uomini tutti di un pezzo alla Alberto Lupo.

Io non fumo, ma quando sto davanti al computer mastico cinci a manetta, così tengo in allenamento il mio muscolo più prezioso: quello della mandibola. Compro chewing-gum abbastanza a caso, ma alla fine sono sempre i Daygum o i Vivident (entrambi marchi della Perfetti Van Melle) che mi pare abbiano conquistato l’intero mercato italiano.

Ricordo una volta che conobbi uno della Ferrero che aveva appena lanciato i chewing-gum a forma di tic-tac, il quale mi decantava il fatto che i loro fossero gli unici con l’aroma anche nella gomma e non solo sulla superficie.

Sarà.

Eppure questi chewing-gum della Ferrero non li ho visti più in giro, almeno non negli espositori dei bar che frequento.

Non so quanto valga il mercato delle cinci, ma suppongo parecchio, e mi stupisce che la Perfetti Van Melle riesca a detenerlo, immagino, quasi per intero.

E anche sono colpito dal fatto che nessuno ancora si sia inventato un chewing-gum gourmet, visto che oggi esiste la versione “gourmet” di qualsiasi roba.

Ma va bene così, ché ci manca solo che quando chiedo le cinci il tabaccaio stia lì mezz’ora a menarmela sulla gomma arabica monorigine.