di Luca Iaccarino 31 Marzo 2017
assaggiatore vino

Basta, non ce la faccio, non riesco a trattenermi. Oggi ero pieno di buone intenzioni: volevo dedicare il Buonappetito al sapore delle cose perdute, ai gusti della nostra infanzia.

Insomma: venti righe zuccherose, rilassanti. Ma è da ieri che sono nervosetto e dunque per le buone cose di ottimo gusto dovrete aspettare. Ora niente miele, ma fiele.

Il fatto è questo. L’altro giorno il sito di Radio Deejay pubblica un pezzo intitolato “Pagati per assaggiare vini in giro per l’Italia: il lavoro dei sogni non trova candidati”. Articolo che inizia così: “Girare l’Italia in lungo e in largo per 250 giorni l’anno, magari con un accompagnatore, alla ricerca dei migliori vini”.

Insomma, un sciogno. A proporlo una società chiamata Wineowine.

Il pezzo continua “È ovviamente necessaria una qualifica professionale riconosciuta, da sommelier o assaggiatore professionista, oppure una comprovata esperienza nella degustazione del vino”. Subito dopo la notizia viene ripresa dall’Huffington Post che titola “A.A.A. Cercasi assaggiatore di vini in Italia. Un lavoro da sogno (con contratto indeterminato)”.

In generale credo che se una cosa è troppo bella per essere vera di solito non è vera, ma metti mai mi stia perdendo l’occasione di una vita: indi vado sul sito di questa start-up a vedere cosa cercano.

E c’è scritto: “La sfida è quella di visitare personalmente le aziende per degustare i vini in loco, mostrare ai produttori le opportunità offerte dal web e convincerli a diventare partner di Wineowine”.

Cioè: l’obiettivo non è assaggiare i vini per fare, chennesò, una guida, ma proporre alle cantine un’affiliazione. Alla voce “Retribuzione”, la risposta è sibillina: “commisurata all’esperienza”. Ora: fare il venditore è il lavoro dei sogni?

Francamente non lo so: ne conosco tanti e si fanno un mazzo così. Ma il problema non è Wineowine che ha tutti i diritti di cercare commerciali.

Il problema è l’infotainment che spara minchiate a caso e se qualche giovane si illude –sperava di andare a fare il sommelier, finisce a fare il rappresentante– fatti suoi.

E poi si sa: il lavoro non si trova sul web, ma giocando a calcetto.