di Marco Locatelli 10 Ottobre 2019
ristorazione

Si allunga l’ombra dell’aumento Iva sul settore della ristorazione. Nonostante smentite e rassicurazioni da più versanti politici (e non), l’ipotesi di portare da 10% a 22% l’imposta  per hotel e ristoranti resta ancora al vaglio del Governo che in questi giorni sta definendo la nuova Manovra economica.

Una situazione non auspicabile secondo i portavoce della ristorazione, e che andrebbe a colpire milioni di italiani che tutti i giorni mangiano fuori casa per necessità (e non per lusso), come sottolinea Lino Stoppani, presidente della Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi: “Se qualcuno stesse pensando di aumentare l’Iva sulla ristorazione deve sapere che ogni giorno 12 milioni di persone pranzano fuori casa per motivi di lavoro o di studio. Per queste persone sarà difficile se non impossibile evitare gli effetti di un aumento della tassazione che impatterà negativamente sui prezzi. Come se non bastasse avremo un effetto recessivo sull’unico settore che ancora mostra segni di vitalità nell’ambito della filiera agroalimentare. Una politica lungimirante spinge la crescita, non la frena”.

A fare da eco a Stoppani anche il numero uno di Federalberghi, Bernabò Bocca, il quale lancia una provocazione: “Basta tasse sul turismo e sul lusso. Ci auguriamo che non accada, ma se l’Iva fosse rimodulata e salisse al 22% per gli hotel di alta fascia, abbiamo già pronta una contromossa. Declasseremo tutti gli alberghi a 5 stelle per risparmiare quel famoso 10% di cui si parla. L’Italia si troverà a non avere più alberghi a 5 stelle”.