Bar Giorgio: ora Rivergaro ha un “bar di paese” con un senso gastronomico

Il nuovo Bar Giorgio di Rivergaro ha tutte le carte per dimostrare che un bar di paese può essere laboratorio gastronomico e far convivere vecchio e nuovo. Ecco cosa si mangia, quanto si spende e perché merita una sosta.

Bar Giorgio: ora Rivergaro ha un “bar di paese” con un senso gastronomico

Prima o poi, il momento di fare i conti con la propria storia arriva. Prendete Mattia Ferri, “Meppi”, per gli avventori del suo Bitter, locale in Piacenza città punto di ritrovo per tutti gli amanti delle cose buone. Da anni, con inesorabile caparbietà, cesella la sua offerta gastronomica con una filosofia di cucina sempre più focalizzata e moderna, propone specialty coffee con la disinvoltura che servirebbe al settore per diventare finalmente mainstream, miscela cocktail azzeccati partendo da una bottigliera senza compromessi e, soprattutto, porta avanti un imponente lavoro sul vino, frutto di palato invidiabile e sussurrato con l’understatement che è la firma della casa.

Com’è il nuovo Bar Giorgio

bar giorgio

“Il Meppi” è quindi uno dei ristoratori più saggi della città, e i tempi erano maturi perché il suo approccio venisse portato anche nell’attività primigenia di famiglia, dove della dinastia Ferri c’è anche Martina, insieme a Federico Cabrini, barista d’esperienza in Piacenza.

Parliamo della storica gelateria Orso Bianco di Rivergaro, piccolo centro di villeggiatura lungo il fiume Trebbia dove sfumano i confini tra colli piacentini e primo appennino ligure. Nasce così il Bar Giorgio, nuovo vecchio locale del paese finalmente restituito alla cittadinanza dopo mesi di rifacimenti, che punta a risolvere la questione eterna del rinnovamento delle attività storiche e del cambio generazionale. Partendo dal nome: quello del fondatore della gelateria e nonno di Ferri.

bar giorgio banco

Una cosa, entrando nel bar, è chiara da subito: il lavoro fatto per dare al locale un’atmosfera fuori dal tempo è stato enorme, curatissimo e azzeccato. I richiami agli anni 70-80 sono evidenti, dalla palette di colori vintage e “cremosa” agli elementi di arredo, il tutto scevro da folklore, nostalgie o insegne da mercatino.

C’è matericità, un imponente bancone di marmo e legno, piastrelle, essenzialità ma non vuoto. E ci sono le carapine, perché, nel complesso lavoro di equilibrismo tra vecchio e nuovo, lo spirito della gelateria e il laboratorio regno di papà Claudio restano intoccabili, così come le immarcescibili coppe gelato che sembra stiano tornando, ma in realtà non se n’erano mai andate.

Cosa si mangia e si beve

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Un menu stringato come dovrebbe essere, con prodotti selezionatissimi tra il gotha della piacentinità. Ovviamente i salumi, su cui Ferri conduce da anni un attento lavoro di collaborazione coi produttori e affinamento, la viennoiserie di Ambrosia, i panificati di Chomp, la cucina di La Batù Officina Gastronomica, con prezzi coerenti con l’idea di mantenere lo spirito del bar di paese. Dai 3 euro per pane, olio e sale ai 6 per una commovente coppa 14 mesi o del carciofo alla romana. Per chi cerca più sostanza, cavallo crudo (rigorosamente con l’aglio!), baccalà mantecato con polenta o polpette al sugo dagli 8 ai 10 euro.

Discorso a parte per il toast, ormai terreno di scontro gastronomico e ideologico. Qui c’è quello in abito da sera “per gli st***zi gourmet” come racconta il patron (categoria a cui chi scrive ovviamente appartiene): shokupan farcito con la Proibita di Capitelli e il Beaufort, con la farcitura a parte a base, ovviamente, della giardiniera di Bottega Pavesi. A 10 euro è un piccolo capolavoro del genere. A pranzo c’è un toast a 5 euro “perché qualcosa deve pur restare popolare”, dice. Ve l’avevo detto che era saggio.

Dietro al bancone un’altra vecchia conoscenza dei banconi piacentini: Gianluca Torreggiani, con un’agile carta di cocktail signature (tutti a 10 euro), come l’elegante e complesso “Hojicha chiesto”, sorta di twist sull’Old Pal sostenuto dal tè verde tostato o il leggiadro “Fai tu”, fresca rielaborazione del Bloody Mary, con tutti i classici dell’aperitivo all’italiana che partono da 6 euro. Tutto il caffè è delle Piantagioni del Caffè, la classica tazzina è a 1,40 euro e, vivaddio, c’è il caffè filtro a 3.

La sensazione è che, nonostante la riapertura freschissima e i muri ancora profumati di vernice, un Bar Giorgio qui sia sempre esistito e, forse, ce ne vorrebbe uno in ogni paese.