di Chiara Cajelli 26 Giugno 2019
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Il Fatto Alimentare ricostruisce oggi una storia annosa e delicata, che vede protagoniste la Barilla e la morfina presente nei suoi cracker ai semi di papavero. In sostanza: i semi di papavero presenti sui cracker ai cinque cereali – ben noti – contengono morfina e l’azienda paga oggi una denuncia nata nel 2005.

La cosa passò inosservata ma di fatto venne fuori che un consumatore segnalò di essere risultato positivo al test per gli oppiacei pur non facendone alcun uso. Il processo che ha visto consumatore – difeso dall’avvocato Mariaelena Dagostino –  contro l’azienda è durato ben 11 anni, ovvero fino alla sentenza nel 2016 che condanna Barilla.

Una lunga battaglia legale, con Barilla che si difende affermando che la presenza dei semi di papavero sia correttamente riportata in etichetta, e l’accusa che sostiene quanto tale dicitura sia inadeguata dato che omette i possibili effetti collaterali del prodotto. Per questo motivo, il giudice censura l’azienda e condanna a un risarcimento per danni morali al consumatore.

La presenza di morfina non è veicolata tramite tutti i semi di papavero, ma varia da pianta a pianta e a seconda della modalità di raccolta: è una questione nota e già l’Efsa si pronunciò a riguardo. Tuttavia, la sentenza è chiara: “nessuno si aspetta, mangiando dei cracker integrali, di ingerire anche morfina, e di potere essere trovato positivo ai relativi test. Anzi la prospettazione del prodotto va nel senso della sua salubrità e dell’assenza di effetti negativi: la semplice dizione ‘semi di papavero’ riportata sull’etichetta non consente di cogliere che col prodotto si ingerisca anche una sostanza stupefacente qual è la morfina”.

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