L’8 aprile scorso Barilla ha lanciato un comunicato in cui annuncia di essere al nono posto della classifica Global RepTrak® 100, prima azienda del food nel mondo a piazzarsi tra i primi 10. Anche l’anno scorso era andata molto bene, salendo dal 29 al 25 posto.
La classifica citata nel comunicato di Barilla è la classifica annuale realizzata da The RepTrak Company, una società internazionale di data intelligence e consulenza strategica con sede a Boston. Questo è uno dei sistemi con cui si classificano le aziende, e a livello di reputazione internazionale è forse il più importante; ma ha delle finalità soprattutto dedicate agli investitori e al business: per Barilla, il miglioramento in classifica si traduce in maggiore forza commerciale all’estero, capacità di imporre prezzi premium, più appeal verso distribuzione e consumatori. Non è quindi un giudizio di valore sul prodotto, ma una sorta di percezione globale sull’azienda.
Secondo i dati forniti dalla stessa azienda statunitense di analisi, questa classifica è costruita sulla base di oltre 200 mila interviste online realizzate ogni anno in 14 grandi mercati mondiali. Gli intervistati non sono “esperti”, ma persone del pubblico generale informato: consumatori, potenziali dipendenti, investitori e cittadini che conoscono almeno in parte i marchi su cui devono rispondere. Gli viene chiesto di valutare fattori come la qualità dei prodotti, la capacità di innovare, la sostenibilità, l’affidabilità finanziaria e la fiducia che il marchio riesce a generare.
Perché Barilla sale tanto nella classifica?

Secondo l’azienda di Parma, il successo in questa classifica è dovuto al loro lavoro su innovazione e sostenibilità: un processo attualmente molto in voga nelle aziende, soprattutto in quelle estere, che mirano ad attrarre in questo modo non solo nuovi clienti ma anche i migliori dipendenti sul mercato. Per esempio Barilla ha ottenuto importanti riconoscimenti sull’inclusione — 100% nel Gender Equality Index in Francia e nel German Equal Pay Award. Inoltre ha le cosiddette “performance ESG“, ovvero Ambiente (Environmental), Sociale (Social) e Governance (Governance) molto solide; in pratica è l’indice di quanto un’azienda è sostenibile e responsabile, non solo nei confronti dell’ambiente, ma anche dei dipendenti, e di tutti coloro che hanno a che fare con lei.
L’altro aspetto è quello della ricerca e sviluppo: un milione di investimenti nell’ultimo e il nuovo polo di Parma, dedicato solo a ricerca e sviluppo di 20.000 mq con linee produttive più efficienti e investimenti in energie rinnovabili.
E poi sembra che abbia giocato un buon ruolo l’Accademia del Basilico, lanciata da Barilla nel 2025, un programma formativo per agricoltori volto a promuovere tecniche di coltivazione sostenibile, gestione della qualità e innovazione agricola. Un investimento oculato, dato che il pesto è una delle salse più vendute al mondo, e sta accrescendo la sua popolarità soprattutto all’estero.
A ben vedere, tutto questo lavoro serve molto di più a piazzarsi all’estero che in Italia, certo nemo profeta in patria dice il saggio, ma probabilmente il mercato interno non è ancora tarato su questi standard internazionali, e forse, non è del tutto un male.