Barilla non ha ingannato i consumatori americani. Ha stabilito così il giudice Ajay Krishnan della US District Court for the Northern District of California, il tribunale federale distrettuale della California settentrionale.
La class action (si sa quanto piacciano agli Americani le class action) contro il colosso italiano della pasta era stata intentata nel 2024, a seguito di una denuncia del 2022 in cui alcuni consumatori sostenevano di essere stati indotti all’acquisto da una parvenza di provenienza italiana. Secondo l’accusa, l’italianità del marchio e la dicitura sulla confezione “la marca di pasta n. 1 in Italia”, traevano in inganno l’acquirente, facendogli credere che quella fosse pasta prodotta in Italia, quando in realtà lo stabilimento di produzione della pasta Barilla venduta in America è quello di Ames (Iowa), o in alternativa quello di Avon (New York), che è stato il primo sito Barilla negli Stati Uniti.
Cosa ha detto il giudice
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Barilla però ha ragione – dice il giudice americano – perché nonostante metta in risalto con orgoglio la sua italianità non nasconde la provenienza della pasta contenuta nelle confezioni.
Il nodo della controversia era, secondo l’accusa, la dicitura “Italy’s #1 Brand of Pasta” (“Il marchio di pasta n. 1 in Italia”), su cui tra l’altro era stato fatto un sondaggio sui consumatori per valutare la loro percezione. Secondo il giudice, però, i risultati di quel sondaggio erano inutilizzabili, perché viziati nella forma: la semplice domanda su quella dicitura (se fosse o meno un’indicazione inequivocabile del fatto che la pasta era prodotta in Italia con ingredienti italiani) non poteva infatti sostituirsi alla presenza (corretta in tutte le confezioni di pasta Barilla sotto accusa) della dicitura “Made in the U.S.A. with U.S.A. and imported ingredients” (“Prodotto negli Stati Uniti con ingredienti statunitensi e importati”).
Insomma, la zona di produzione era chiaramente indicata, e poco importa se Barilla racconta sulle sue confezioni di essere il marchio numero uno di pasta in Italia, perché in effetti lo è. “È incontestato che la società sia stata fondata in Italia, che abbia tuttora la propria sede in Italia e che sia il marchio di pasta più popolare in Italia”, ha affermato il giudice. “Di conseguenza, l’identità del marchio Barilla legata all’Italia non è ingannevole.”