Barolo, è morto Luciano Sandrone

È mancato Luciano Sandrone, uno dei grandi barolisti di Barolo.

luciano sandrone

Sandrone: un’etichetta dallo stile essenziale e al contempo elegante, con uno schema cromatico ordinato e rigorosamente in bicolore; diventata nel tempo una delle icone del Barolo. Un’etichetta che, da oggi, dovrà adempire anche al compito di portare la memoria di Luciano Sandrone, venuto meno all’affetto dei suoi cari nella giornata di oggi, giovedì 5 gennaio 2023. Considerato da giornalisti, critici, appassionati e dai suoi stessi colleghi come uno dei grandi barolisti della Langa, Luciano fondò l’omonima azienda nell’ormai lontano 1978, appena un anno dopo aver acquistato una prima parte di Cannubi Boschis, dorsale che è omonima di qualità assoluta nel contesto del Barolo.

Dal primo vigneto alle attenzioni internazionali

L’iconica etichetta in lettere dorate su campo cobalto sarebbe arrivata appena una manciata di anni più tardi, nel 1985 – una trovata che, come già accennato, avrebbe accompagnato l’azienda ancora oggi. In quegli anni arrivano anche le attenzioni dei giornalisti e dei premi internazionali: Robert Parker premia il Barolo Cannubi Boschis 1989 con ben 97 punti e l’annata successiva, la 1990, con 100.  L’attuale collezione, composta a oggi da sei etichette in tutto, venne invece arricchita nel 1994, anno della prima vendemmia del Valmaggiore.

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La scomparsa di Luciano Sandrone ha naturalmente scosso le Langhe e il mondo del vino: Ivano Antonini, sommelier, ha voluto ricordare il produttore con un accorato messaggio di saluti pubblicato su Facebook. “Arriviamo a Barolo nella tarda mattinata di una fretta giornata invernale. Luciano vinificava ancora nella vecchia cantina” ha scritto Antonini. “Suoniamo il citofono. Silenzio totale per almeno tre minuti, fino a quando si sente da dentro una voce che in dialetto piemontese dice “Sto arrivando”. Ma in maniera più contrariata”.

“Ci apre proprio lui. Chissà come mai me lo ero proprio immaginato così. Spettinato (come sempre, del resto…) Lo sguardo fiero ed un po’ sornione che ti fa capire che da un lato gli fa piacere che gli hai reso visita, dall’altra che gli stai rompendo le balle perché ha un sacco di lavoro da fare” prosegue il messaggio. “Mani con le rughe scavate dal tempo e dal duro lavoro, stappano con forza i cocchiumi e iniziamo ad assaggiare i vini in anteprima. Si vede che la mia curiosità e la passione che nutrivo già allora per il nebbiolo presero il sopravvento e fecero breccia nella dura corteccia che rinchiudeva l’anima di Luciano. Ecco che poi il racconto della sua vita, dei suoi vini, dei suoi progetti futuri divennero oggetto di discussione delle due ore successive”.

“Fu in quel momento che imparai che il nebbiolo rispecchiava proprio il carattere dei suoi produttori” conclude Antonini. “Ti devi avvicinare con rispetto, curiosità e passione per andare alla ricerca delle piccole sfumature. Altrimenti risulteranno dei buoni vini e nulla più. Ho il coraggio di dirtelo solo ora, caro Luciano, perdonami se spesso e volentieri preferivo Le Vigne, soprattutto nelle annate più difficili. Anche se di Cannubi Boschis, quando era grande, ricordo vini monumentali con la capacità di parlarmi al cuore. Come le bottiglie targate 1990 e 1996. Indimenticabili. Proprio come il tuo operato”.