Barolo, l’ex presidente Pecchenino assolto dall’accusa di tentata frode

I produttori di Barolo Pecchenino sono stati assolti dalla Corte di Appello di Torino dall'accusa di tentata frode in commercio e falso.

Barolo, l’ex presidente Pecchenino assolto dall’accusa di tentata frode

Il 27 febbraio 2020 Orlando e Attilio Pecchenino furono condannati dal Tribunale di Cuneo a sei mesi di reclusione per tentata frode in commercio e falso: l’accusa era di aver vinificato del Barolo a 300 metri di distanza dalla zona prevista dal disciplinare. Ora, finalmente, la Corte di Appello di Torino ha ribaltato la sentenza e assolto i due fratelli.

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La vicenda ebbe inizio nell’ottobre del 2016, quando i Nas di Alessandria effettuarono un’ispezione delle cantine a Monforte e Dogliani, producendo l’immediato sequestro di 12 annate di Barolo. Nel 2018, Pecchenino decise di patteggiare al Tribunale di Asti per chiedere il dissequestro delle annate stoccate nelle botti e salvare così la produzione, che di certo non avrebbe potuto attendere i lunghi tempi della giustizia italiana. All’epoca, inoltre, Orlando Pecchenino era presidente del Consorzio di tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani: un fatto che andò ad aggravare ulteriormente la ripercussione mediatica degli eventi.

Una vittoria, dunque, ma amara, come scrive Orlando Pecchenino in una lettera dove esprime le sue emozioni alla sentenza della Corte di Appello: “Vi lascio immaginare il turbamento che ha provocato questa vicenda a me, alla mia famiglia, ai miei genitori, segnati pesantemente nella loro serenità in questi ultimi anni della loro vita. Mio papà è morto a giugno del 2019. Mi spiace pensare ogni giorno che se n’è andato con il cuore affranto.”