di Manuela 26 Gennaio 2021
farro

Succede a Bassano del Grappa: qui un uomo ha mangiato una zuppa scongelata da giorni, finendo intossicato per botulismo alimentare. Ma la zuppa di farro in questione non era solo stata conservata male: era anche scaduta e non erano stati rispettati i tempi di cottura indicati in etichetta.

L’uomo, un vicentino di 40 anni, si trova ora ricoverato in rianimazione nell’ospedale di Bassano del Grappa a causa di botulismo alimentare. Secondo quanto riferito, i sintomi sono iniziati circa 72 ore dopo aver mangiato la zuppa di farro incriminata: si parla di problemi gastroenterici e neurologici. Al momento non sarebbe più in fin di vita e la sua situazione clinica sta migliorando poco per volta.

Ovviamente, una volta accertato che si era di fronte a un caso di botulismo alimentare, è subito stata iniziata la necessaria indagine epidemiologica, guidata dal dottor Antonio Stano del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss7 Pedemontana berica, insieme all’Istituo Zooprofilattico delle Venezie. Si è così scoperto che la causa dell’intossicazione era una zuppa di farro di produzione industriale, comunemente venduta nel banco frigo dei supermercati.

Ma attenzione: il problema non è sorto nel supermercato, in quanto qui la zuppa era conservata nel pieno rispetto della catena del freddo. Il fatto è che l’uomo, una volta acquistata e portata a casa la zuppa, non l’ha conservata in frigo come chiaramente indicato sulla confezione, ma l’ha tenuta a temperatura ambiente per diversi giorni, l’ha aperta dopo la data di scadenza e poi l’ha mangiata dopo averla cucinata senza portarla alla prevista ebollizione.

Risultato? Dopo 72 ore sono comparsi i sintomi del botulismo. In questo caso all’uomo è andata anche relativamente bene: sentendo un sapore amaro (provato proprio dal botulino), non ne ha mangiata tanta. Così la quantità di tossina ingerita è stata limitata, motivo per cui l’intossicazione non è stata mortale.