Birra, i mastri birrai prevedono un ritorno delle birre meno amare e più beverine

Secondo i mastri birrai nostrani il futuro della birra sarà caratterizzato da produzioni meno amare e con una gradazione alcolica medio-bassa.

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Una birra meno amara (e una pasta cotta con il gas spento) per affrontare il caro bollette: secondo la previsione dei mastri birrai nostrani, riuniti in occasione di EurHop, festival della birra artigianale tenutosi negli scorsi giorni in quel di Roma, in futuro il mercato tornerà a essere popolato da birre più beverine e gradazione alcolica medio-bassa, come le Pale Ale, le Bitter, le Mild, le Session Ipa di stile inglese o le Keller e le Helles di stile tedesco.

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Un cambio di tendenza deciso che, stando al parere degli esperti, potrebbe di fatto seguire la più recente affermazione delle Ipa – o India Pale Ale, per gli addetti ai lavori, etichette ad alta fermentazione con malto chiaro e un luppolo abbondante – e delle Apa – American Pale Ale, prodotto di stile americano realizzate con il 5% di alcol per volume con consistenti quantità di luppolo americano.

L’intero settore della birra artigianale, di fatto, arriva da tempi piuttosto difficili: proprio come la maggior parte delle attività legate all’ospitalità, al turismo o alla ristorazione, infatti, ha accusato il colpo del Covid subendo una contrazione di fatturato di oltre il 40% tra il 2019 e il 2020; ma di fatto si trova in una posizione di relativo vantaggio nell’affrontare la recente carenza di anidride carbonica. Stando ai dati redatti dal Consorzio Birra Italiana, la produzione artigianale del nostro caro vecchio Stivale si aggira intorno ai 500mila ettolitri l’anno, con una quota di consumo pari al 3,3% del mercato complessivo della birra.