di Elisa Erriu 13 Dicembre 2020
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Il futuro è già qui, precisamente sul piatto, e si chiama bistecca Ouroboros. Un artista ha voluto sfidare e provocare il concetto della bioetica del domani, realizzando un’opera d’arte vagamente singolare: un piatto di carne coltivata da cellule umane.

C’è stato un tempo in cui alcuni credevano che nel futuro ci sarebbero state macchine volanti, teletrasporti e grandi basi spaziali simili alla Luna. Invece c’è chi è andato oltre tutto ciò e ha già pensato come potremmo persino mangiare, un domani. O meglio, come potremmo mangiarci.

Un curioso progetto artistico presentato al Design Museum di Londra ha suscitato interesse e indignazione in egual misura: l’installazione infatti ha presentato alcune bistecche realizzate grazie alla coltivazione di cellule umane, poste su un piatto come rappresentazione di una visione futuristica dell’industria della carne.

Il tema non è poi così tanto lontano dalla realtà odierna, ci sono già esperimenti di carne coltivata in laboratorio. Ma parliamo di pollo, non “carne umana”. Per questo l’esperimento ha inevitabilmente innescato un dibattito torbido sulla bioetica e le insidie ​​della critica artistica.

Dietro a tutto ciò, c’è Orkan Telhan, artista e professore associato di belle arti presso la Stuart Weitzman School of Design dell’Università della Pennsylvania: è stato lui a trascorrere l’ultimo anno immaginando l’impatto che il cambiamento climatico potrebbe avere sul futuro del consumo di cibo. Partendo con questa intenzione, ha collaborato con gli scienziati per creare un progetto che includeva frittelle stampate in 3-D, pane bioingegnerizzato e salmone geneticamente modificato. Ma è stato proprio il loro progetto meno appetitoso (ma più provocatorio) a mettere in risalto la loro critica, grazie a quella che chiamano “Bistecca di Ouroboros“, un “chiaro” riferimento filosofico al concetto di noi umani che mangiamo noi stessi (insieme al pianeta).

Questa “bistecca” realizzata con sangue e cellule umane, ha messo in discussione le pratiche di sostenibilità della nascente industria dell’agricoltura cellulare, che sviluppa prodotti coltivati ​​in laboratorio da culture cellulari esistenti. Dopo l’esposizione tenuta a Ottobre, è cresciuto un intenso dibattito online sulle motivazioni del progetto e l’artista ha ricevuto dozzine di e-mail minacciose e post sui social media in cui lo descrivevano come “demonio” e “malvagio puro”. Alcuni messaggi richiedevano la distruzione dell’opera d’arte. Secondo il signor Telhan, che ha fornito le e-mail e i tweet a un giornalista, “l’attenzione si è rapidamente trasformata in accuse, ci dicevano che stavamo promuovendo il cannibalismo“.

Il signor Telhan ha aggiunto: “È stata un’interpretazione errata che è diventata politicizzata in tutti i modi sbagliati possibili, perché gli esseri umani che si mangiano a vicenda è un argomento tabù“.

[ Fonte: New York Times ]