di Cinzia Alfè 23 Giugno 2017
rebecca burger, istagram

Si può morire a 33 anni per lo scoppio di un sifone da cucina?

E’ possibile che un attrezzo di uso comune nelle nostre cucine, una bomboletta per montare la panna, si trasformi in un attimo in una vera e propria arma che mette a repentaglio la nostra incolumità e la nostra stessa vita?

Eppure, è stato proprio un sifone spray da cucina che ha causato sabato scorso, 17 giugno, la morte di Rebecca Burger, 33enne blogger francese con più di 150.000 follower su Instagram, dov’era seguita per gli scatti che facevano risaltare il fisico scultoreo, modellato da anni di fitness.

A nulla è valso l’intervento dei soccorsi quando, sabato scorso,  la parte superiore del sifone è letteralmente esplosa tra le mani di Rebecca, nella sua casa di Mulhouse, in Francia, colpendola violentemente al petto e provocando un arresto cardiaco: la giovane blogger è deceduta il giorno dopo in ospedale.

Una morte quasi annunciata, quella di Rebecca, considerato che sin dal 2009 le associazioni dei consumatori francesi avevano segnalato anomalie nel funzionamento in quel tipo di sifone, prodotto dalla Ard’Time, a causa della ripetuta “rottura della testina in plastica sotto l’effetto della pressione del gas”.

Anche la rivista francese “60 millions consommateurs’ aveva da tempo segnalato che l’attrezzo da cucina era già stato la causa di gravi lesioni: ferite, rotture di denti e anche, in un caso, la perdita di un occhio.

“Non usate questo modello a casa vostra. Diverse decine di migliaia di apparecchi difettosi sono ancora in circolazione”, avverte ora sul profilo Instagram di Rebecca il suo compagno, pubblicando una foto del sifone che ha ucciso la blogger.

Una morte inconcepibile, avvenuta impiegando un comune attrezzo da cucina. E in effetti,  gli incidenti domestici restano ancora oggi tra le prime cause di morte, e attrezzi  ed elettrodomestici contribuiscono in modo significativo alla triste graduatoria.

A cui ora, purtroppo, si aggiunge anche il nome di Rebecca Burger.

[Crediti | Link: La Stampa]