di Marco Locatelli 14 Maggio 2020

In Brasile – in special modo nelle favelas – la beneficenza sta mostrando un pericoloso effetto boomerang sugli affari delle botteghe, mettendole letteralmente in crisi.

La consegna di beni di prima necessità alle famiglie più bisognose tramite le “ceste basiche”, utile a tamponare e mitigare gli effetti socio-economici devastanti causati dalla pandemia da coronavirus, ha intaccato negativamente il commercio nelle favelas brasiliane.

La motivazione è piuttosto semplice e lineare, come riporta il giornale brasiliano Uol: quando una persona riceve un aiuto in beni di prima necessità come il cibo, non avrà più alcun motivo per andare a rifornirsi autonomamente, e quindi smetterà di fare la spesa. E così crolla il commercio delle piccole botteghe nelle favelas.

A questo punto la Cufa (Centrale unica delle favelas) ha dato vita al progetto “Ceste digitali” per aiutare non solo le famiglie in difficoltà ma anche i commercianti che operano all’interno delle baraccopoli. A cambiare è il contenuto della donazione: non più ceste fisiche, ma denaro.

In questo modo le persone che ricevono il “bonus” in denaro possono farsi la spesa in autonomia, rifornendosi quindi negli alimentari locali delle favelas.