di Nunzia Clemente 5 Novembre 2015
brewdog no label

James Watt e Martin Dickie sono noti nell’ambiente come i pirati della birra. Combinano casini da quando hanno fondato in Scozia, a Frasemburgh, la prospera fabbrica della birra BrewDog. Birre per palati esigenti e dosi massicce di marketing, con i due fondatori che fanno di tutto per non smentire la fama di birrai maledetti (del resto è così che possono permettersi di chiedere 40 sterline per una bottiglia da 33 cl.)

Da ieri Brewdog vende “No Label“: birra senza etichetta, o meglio, con un’etichetta multicolor a richiamare gli (infiniti) orientamenti sessuali. E se il ricavato delle vendite andrà alle associazioni giovanili LGBT, queste non l’hanno presa bene.

Tutto è simbolico nella No Label, a partire dalla scelta del luppolo: infatti, il fiore del luppolo scelto cambia sesso durante la vita, da femmina a maschio, passando per il particolare stile brassicolo scelto. Gradazione alcolica leggera (4,6 gradi), le birre Kolsch sono a metà tra una Ale ed una Lager.

Nel più classico stile Brewdog il comunicato stampa che ha accompagnato il lancio di No Lable, con frasi tipo:

“Le birre, come gli esseri umani, possono sempre decidere cosa diavolo essere”.

L’iniziativa è stata subito chiacchierata dai gruppi per i diritti civili di Londra e dintorni. Lo storico movimento Stonewall si dice perplesso riguardo l’iniziativa: se da un lato Brewdog ha il merito di raccogliere fondi per il movimento LGBTQI+, il linguaggio utilizzato non è dei più adatti.

Molti transgender restano in una fase intermedia per gran parte, se non tutta la loro vita. Il genere binario è fuori catalogo. Chiamiamole, se volete, sottigliezze, ma il messaggio è chiaro.

Oltre che nel negozio online, No Lable sarà in vendita dal 6 Novembre prossimo nel negozio Brewdog di Londra, una “Congiura delle Polveri” con un giorno di ritardo ma le stesse idee di libertà.

E di marketing.

[Crediti | Link: Independent, Business Insider]