Il gigante scozzese della birra artigianale BrewDog ha annunciato la decisione di chiudere la propria divisione dedicata ai superalcolici e di interrompere la produzione presso la distilleria di Ellon, nell’Aberdeenshire. L’ex birrificio più ribelle d’Inghilterra aveva fatto il suo ingresso nel settore dei distillati dieci anni fa, ma il taglio è stato ormai ufficialmente confermato, segnando un drastico cambiamento di strategia in un periodo particolarmente turbolento.
Secondo quanto riportato in una nota inviata al personale, la società intende semplificare le proprie operazioni per concentrare gli sforzi sulla produzione di birra e sulla crescita della linea di cocktail in lattina Wonderland, unica eccezione nel piano di smantellamento del settore spirits, la cui produzione continuerà a essere gestita da partner terzi. Di conseguenza, marchi come Lonewolf Gin, Casa Rayos Tequila, Abstrakt Vodka e Duo Rum verranno progressivamente eliminati dal mercato nei prossimi mesi.
I guai di BrewDog

Questa ristrutturazione si inserisce in un contesto finanziario particolarmente complesso per BrewDog. L’azienda ha registrato una perdita di 37 milioni di sterline nel 2024, segnando il quinto anno consecutivo di perdite, per un passivo totale che ha raggiunto i 148 milioni di sterline. Oltre alla chiusura della distilleria, nell’ultimo anno la società ha chiuso dieci bar nel Regno Unito e ha visto la sua celebre Punk IPA esclusa dall’offerta di quasi 2.000 pub.
Il settore dei superalcolici è stato descritto dall’azienda come altamente competitivo, spingendo la dirigenza a rifocalizzarsi su aree dove vede un maggiore potenziale di crescita e margini più elevati, come appunto i cocktail pronti da bere. La chiusura della distilleria di Ellon, costruita nel 2015, riflette anche le difficoltà generali del mercato dei distillati indipendenti nel Regno Unito, colpito dall’aumento dei costi di produzione e da un rallentamento della domanda premium.
Questo cambiamento di rotta segue una serie di importanti avvicendamenti nella leadership aziendale: il co-fondatore James Watt ha infatti lasciato il ruolo di CEO nel 2024, diventando “capitano” e co-fondatore, mentre l’altro fondatore, Martin Dickie, ha lasciato l’azienda nel 2025. Anche Steven Kersley, direttore generale della divisione distillazione e figura chiave dietro i marchi di spirits del gruppo, ha rassegnato le dimissioni pochi mesi prima dell’annuncio della chiusura.
Nonostante BrewDog abbia promesso una “chiusura responsabile delle attività”, non è ancora stato chiarito quante persone perderanno il posto di lavoro, alimentando le preoccupazioni dei dipendenti e dei rappresentanti politici locali per l’impatto sull’economia dell’Aberdeenshire. Per quanto riguarda gli investitori, in particolare i membri di Equity for Punks con benefit legati al whisky o i proprietari di botti, l’azienda ha garantito che tutti gli impegni presi saranno onorati e che verranno fornite comunicazioni dirette sui passaggi successivi.
Il futuro del sito della distilleria sarà oggetto di revisione in una fase successiva, mentre l’azienda si prepara a quello che definisce un ritorno alle origini, puntando sulla birra e sullo spirito punk che l’hanno resa famosa a livello globale, ma che sembra ormai un lontano ricordo.
