di Manuela 11 Novembre 2020
cibo animali

In tempi di misure restrittive anti Coronavirus, succede anche questo: un supermercato a Busto Arsizio è stato multato perché vendeva cibo per animali, casalinghi e materiale per illuminazioni. Esatto, proprio così: il supermercato è stato sanzionato perché vendeva alimenti per animali e lampadine.

Tutto colpa di un cortocircuito presente all’interno del nuovo Dpcm. Ma andiamo con ordine. La Polizia locale, durante un controllo, ha multato il Prix di Busto Arsizio per la seguente motivazione: “Vendita di articoli non consentiti quali alimenti per animali domestici, lampadine, casalinghi, materiale per illuminazioni”.

Ovviamente la LAV ha subito portato all’attenzione di tutti l’incresciosa situazione, ricordando che una cosa del genere non era accaduta neanche durante il lockdown di primavera in quanto i generi alimentari per animali sono da sempre considerati come beni di prima necessità dappertutto, anche dentro i supermercati. Per questo motivo la LAV ha chiesto al Sindaco e al Prefetto di Varese di fare qualcosa.

E’ sempre la LAV a spiegare quale potrebbe essere la logica contorta alla base di tale sanzione. Se si va a leggere il DPCM del 3 novembre 2020, infatti, nelle zone Rosse si legge “Sono sospese le attività commerciali al dettaglio fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità individuate nell’allegato 23, sia negli esercizi di vicinato sia nelle medie e grandi strutture di vendita, anche ricompresi nei centri commerciali, purché sia consentito l’accesso alle sole predette attività e e ferme restando le chiusure nei giorni festivi e prefestivi”.

Se si va poi a leggere l’allegato 23, ecco che è consentita il “Commercio al dettaglio di animali domestici e alimenti per animali domestici in esercizi specializzati”.

Il cortocircuito sta tutto qui: in pratica il Dpcm permette la vendita di cibo per animali nei negozi specializzati, mentre la vieta nei negozi che non hanno tale specializzazione, inclusi dunque i supermercati. E la stessa cosa accade per prodotti come i casalinghi e le lampadine.

Il che genera una situazione paradossale, se ci si pensa bene: chi si reca a fare la spesa nei centri commerciali aperti nel weekend (sono chiusi i negozi interni tranne quelli alimentari, tabacchi, parafarmacie, farmacie e edicole presenti dentro ai centri commerciali) può comprare il cibo per se stesso, ma non per il proprio animale (o anche solo una lampadina se è per questo). Per completare la spesa, dunque, deve uscire e o tornare una seconda volta in settimana nel supermercato o andare in diversi altri negozi specializzati, aumentando in entrambi i casi i rischi di contatto con altre persone.