di Valentina Dirindin 17 Febbraio 2020

La proposta è dell’assessore all’Istruzione della regione Veneto, ripreso poi da una consigliera alla Regione Lombardia per Fratelli d’Italia: che ne direste di istituire l’ora di caccia nelle scuole italiane? Basta con l’educazione civica, con quella noia della storia, con l’inutilità della geografia in un mondo globalizzato i cui confini cambiano e vengono infranti quotidianamente. Ai nostri bambini insegniamo qualcosa di utile, una volta tanto. Ed ecco che Elena Donazzan, esponente di Fratelli d’Italia nonché assessore all’Istruzione della regione Veneto, spiega durante l’Hit Show di Vicenza (manifestazione dedicata per l’appunto all’arte venatoria) che la conoscenza della caccia andrebbe studiata nelle scuole per difenderla dai pregiudizi.

Barbara Mazzali, consigliera alla Regione Lombardia in quota a Fratelli d’Italia, si è poi accodata alla sua collega di partito, difendendola in un lungo intervento sul sito BigHunter.it ripreso poi su Facebook, in cui si scagliava contro chi non aveva capito la proposta di Donazzan. “I vostri sono e rimarranno pregiudizi e ottuse presunzioni. Voi siete fondamenta, senza tradizioni, non potete capire ciò che ruota intorno al mondo venatorio, non potete di certo capire cosa possa significare la sveglia all’alba, l’abilità di intuire che ore sono in base alla posizione del sole e senza il bisogno costante di un telefono in mano, il profumo del bosco, il rumore degli animali, la capacità di ascolto e di ammirazione dei doni della natura”, aveva scritto Mazzali nel suo articolo sul magazine online dedicato al mondo dei cacciatori.

Un post che non ha mancato di suscitare polemiche, al punto che Barbara Mazzali ha dovuto chiarire meglio la sua posizione: lei non ha mai pensato “di insegnare ai ragazzi, e tantomeno ai bambini, a “sparare agli animali””, sia chiaro. Lei difendeva l’assessore del suo partito, che parlava di conoscenza. E difendeva il mondo della caccia in quanto portatore di una cultura fatta “di boschi e profumi, campi coltivati e biodiversità”, mica di “fucili, armi, richiami o trappole”. Lei parlava del bosco delle favole, quello in cui gli animali corrono liberi e gli uccellini cantano felici. Ma che non cantino troppo forte, mi raccomando, altrimenti il cacciatore poi li becca.

[Immagine: Facebook Barbara Mazzali]