di Cinzia Alfè 10 Maggio 2017
nduja e sugo al pomodoro

Ce ne sono tantissimi  di motivi per cui i lettori di Dissapore dovrebbero visitare la Calabria, oltre alla segnalazione del New York Times che l’ha inserita tra le mete internazionali da non perdere nel 2017  e il titolo di chef donna dell’anno assegnato dalla Guida Michelin  a Caterina Ceraudo del ristorante Dattilo.

E uno di questi è senza dubbio il peperoncino.  Sì, il peperoncino, presenza costante della cucina locale –  come segnala Munchies -,  parte integrante e ineludibile  della celeberrima  ‘nduja, il tipico, morbido insaccato piccante che i calabresi utilizzano praticamente ovunque, dai  crostini di pane, alla pasta e persino  sulla pizza.

Con tutta probabilità imparentata con il salame di trippa francese detto andouille e, forse, anche con la sobrasada, tipica soppressata spagnola, la ‘nduja ha una consistenza morbida, cremosa, quasi  come una specie di paté.

Calda e speziata, anche se non in modo eccessivo, la ‘nduja proviene generalmente  dalla zona del Monte Poro,  e precisamente da Spilinga, paese tra l’Altopiano di Poro e Tropea.

nduja

E uno dei modi migliori per assaggiarla  è sicuramente  prenotare un tavolo al ristorante Via Veneto di Reggio Calabria, specializzato nella “stroncatura”, ovvero una pasta con aglio, olio, peperoncino, olive e semi di finocchio.

Piccante? Sì, ma non eccessivamente, nonostante sia  condita con mezza dozzina di piccoli peperoncini interi. Votazione per il grado di piccantezza? Solo 1/10.

Diamante, sulla costa tirrenica, è una graziosa cittadina dalla spiccata vocazione turistica: murales bellissimi e imponenti per i muri delle strade, peperoncini appesi fuori dalle case e negozi con una lunga serie di prodotti al peperoncino.

Qui, nel secondo fine settimana di settembre, si tiene il Festival del peperoncino, arrivato alla 25ma edizione, e che richiama ogni anno circa 200.000 turisti.

Diamante è anche la sede dell’Accademia Italiana del peperoncino, sulle cui pareti, tra le altre immagini che rimandano alla spezia calabrese, fa bella mostra di sé un grande manifesto di Penelope Cruz, nuda, coperta soltanto  da peperoncini.

A Diamante, una trattoria alla mano è La Locanda di zio Rocco; qui,  nel menù sono proposte  le pennette alla ‘nduja, ricoperte di ‘nduja e peperoncino, paragonabili per il grado di piccantezza a un Kimchi, piatto tipico della cucina coreana.

Munchies descrive poi la grappa al peperoncino come un’esperienza devastante, “come se uno spruzzo di pepe e benzina fosse arrivato dritto in gola”, paragonabile solo al poitín, distillato irlandese di elevata gradazione alcolica, o alla baiju, bevanda alcolica cinese ricavata dal grano.

Inutile chiedere in giro se sia solo una sorta di  pozione ad  esclusivo uso e consumo di turisti festanti: “la grappa è una bevanda”, è stata la laconica risposta della cameriera alla Locanda di Zio Rocco. Ma un gruppetto di giovani, a cui è stata posta la stessa domanda, ha dato una ben differente risposta: “quella è m**da per turisti”. Come volevasi dimostrare.

Le cose van meglio  con il cioccolato al peperoncino, dove la presenza della spezia –lo 0,3% sul totale ingredienti– si rivela ben dosata, senza compromettere o coprire  il gusto del cacao, ma anzi, rivelandosi in modo piacevolmente discreto. Solo 1/10 per piccantezza,  ma ben 9/10 per la bontà del cioccolato.

Per il “piatto della memoria perduta”, una semplice pasta condita con olio al peperoncino e pezzetti di pane fritto,  si va invece  all’Osteria dei Murales, sempre a Diamante. Un inferno in bocca, un’esplosione di piccantezza: 8/10!

A Cosenza, poi, una tra le soste di Munchies è stata alla Trattoria il Paesello, un locale gradevole,  con prezzi più che onesti –un litro di vino 5 euro e la maggioranza dei piatti a 5 o 6 euro l’uno– dove ordinare le tagliatelle alla calabrese, cioè con spinaci, funghi e salsa alla ‘nduja. Solo 2/10 per la piccantezza, ma 8/10 per la bontà.

Ma non tutti, nel soggiorno calabrese, hanno ordinato piatti speziati. C’è stato chi ha preferito rimanere sul classico, senza peperoncini di sorta, gustandosi piatti tipici diversi come fileja scilla e cariddi, con pomodorini, pesce spada, melanzane, menta e basilico, oppure pasta e fagioli con le cozze, tutti reputati gustosi e saporiti.

Come dire che, in conclusione, per gustare ottimi piatti non è necessario imbottirli di peperoncino.

Anche se sei in Calabria.

Chissà cosa ne pensano i calabresi!

[Crediti | Link e immagini: Munchies, Dissapore]

commenti (4)

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  1. Avatar Pier63 ha detto:

    Quando il turismo prende di mira un luogo, quando interviene il consumo di massa, diventa fatalmente impossibile parlare di prodotto tradizionale. In particolare quando il prodotto è limitato e/0 ha un costo di produzione alto.
    Succederà come l’aceto balsamico che si produce in autoclave in pochi minuti. Come la bottarga di Cabras di origine atlantica. Come i tortellini bolognesi riempiti a macchina con una poltiglia indegna.
    Questo perché? Perché vogliamo fare i signori con pochi soldi.
    Quindi avanti con la grappa al peperoncino, il salame al peperoncino, la nutella al peperoncino, che finirà per essere importato dall’India.
    PS La differenza che ho trovato fra una sardella fatta in famiglia e una commerciale è veramente tanta.

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Certo, è così, ovunque. Eppure non mi sembra ci siano modi per arrestare questo tipo di processi. E’ il “progresso”, tutto per tutti, comunque e ..dovunque.Ciao.

    2. Avatar Mercurio ha detto:

      Cinzia le posso garantire che la differenza tra una ‘ndu:Ja commerciale come quella che vedi in fot:oO !.. E, tra una veramente artigianale e stagionata come quella che curo io e produce la mia famiglia, la differenza non è tanta… E tanto per dire(!) Ma è…abissale!! (e) la prima è ..merd! Lei si, imparentat col fransé…
      Questo non è progresso. Interrompiamolo, è solo un maligno processo involutivo . ↩

    3. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Immagino che non ci siano paragoni, e chi se ne intende distinguerà sempre e comunque il prodotto buono e artigianale, per fortuna.:-)