Come può un cameriere guadagnare 16.500 franchi (un po’ più di 17mila euro) in un mese? Semplice: lavora in Svizzera dove un ristorante ha introdotto un nuovo modello salariale. I locali di Michel Peclard e Florian Weber, infatti, hanno deciso di pagare i camerieri in base agli incassi del ristorante. Mance escluse, si intende.
Come funziona il nuovo modello salariale per camerieri in Svizzera?
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Solitamente in Svizzera un cameriere guadagna meno di 4mila franchi al mese (meno di 4.200 euro al mese). Tuttavia i locali di Michel Peclards e Florian Weber, durante la stagione estiva, hanno deciso di provare a pagare il personale in base alle vendite. I camerieri, in pratica, guadagnano il 7-8% dell’importo totale incassato, IVA esclusa (gli anni passati, invece, pagavano 4.500 franchi al mese più gli straordinari).
Secondo Peclard, con questo sistema i salari dei loro dipendenti variano dagli 8mila ai 12mila franchi al mese, con un picco di 16.500 franchi, ma si è trattato di un’eccezione.
Per i proprietari dei ristoranti, anche i locali hanno beneficiato di questo nuovo sistema. Le vendite, infatti, sono aumentate notevolmente e, nonostante i salari più alti, il rapporto fra incasso e salario è stato migliore rispetto a quando pagavano uno stipendio fisso.
Perché? Semplice: lavorando a percentuale ecco che i dipendenti lavorano come se l’azienda appartenesse anche a loro. Questo nuovo sistema è stato introdotto per contrastare un problema che, a quanto pare, non è presente solo qui da noi: la mancanza di personale qualificato.
I camerieri hanno beneficiato di questo sistema, anche perché hanno adottato la tecnica dell’upselling: dare ai clienti ciò che chiedono, ma spingendo i prodotti più cari.
Tutto rose e fiori? Non proprio. Chi ha già lavorato da qualche parte a percentuale sa bene che questo sistema nasconde anche delle falle. Le stesse sottolineate da Roger Lang, rappresentante dell’associazione Hotel&Gastro Union.
Con il sistema a percentuale, infatti, se le cose vanno bene si guadagna, ma se le cose vanno male, il salario è bassissimo. Un sistema del genere vuol dire trasferire in parte il rischio imprenditoriale anche sul dipendente. Per ovviare al problema, se il dipendente è d’accordo, bisogna comunque fissare un salario minimo, al di sotto del quale non andare.
Matthias Molleney, economista e professore, ha poi sollevato un interrogativo interessante. Se io, cliente, so di andare in un ristorante dove il cameriere, per vedere aumentate le sue provigioni, vuole farmi ordinare i piatti e i vini più cari, allora mi sentirò trattato equamente? E che dire poi, degli eventuali problemi con il personale di cucina? Perché qui si parla solamente di camerieri, non di chef, cuochi e lavapiatti.
