di Luca Iaccarino 25 Agosto 2017
camosciamo

Ieri, zappando, mi imbatto in uno spot di un formaggio in cui una tipa fa il segno delle virgolette con le dita –sapete, quel gesto esecrabilissimo per cui uno piega indici e medi su e giù, a mimare il segno tipografico– e dice “camosciamo?”.

Son rimasto così turbato.

Ho pensato: non è possibile, sarà uno scherzo come quello della pubblicità dell’aceto con le dispense del Jumbo Jet montabile in scala 1:1.

Poi, dopo dieci secondi l’ha rifatto. Tipa. Virgolette. “Camosciamo?”. Mamma mia. Una cosa da star male. Da introdurre nell’elenco dei reati di tortura. Da proibire nelle fasce protette.

Passato lo sgomento, ho meditato su quanto male possano fare i famigerati copy ai prodotti. Ci sarà certo stato un creativo in un ufficio di un grattacielo che avrà pensato “camosciamo diventerà il nuovo tormentone! Tutte le mogli lo diranno ai mariti mentre s’aggirano al supermercato! Si trasformerà persino in un verbo erotico, si dirà al partner “camosciami!” intendendo qualche pratica meravigliosa!”

Amico creativo, potrei aver torto ma mi sento di rappresentare molti telespettatori.

Dunque ti devo dare una brutta notizia: secondo un recente sondaggio da me condotto, il mimo delle virgolette sta sui maroni al 78% degli italiani. E fin qui.

Il problema che il verbo “camosciare” sta sui maroni al 99% degli italiani.

Se non ti fidi di me, segui l’esempio di quel simpatico ragazzino che mandò “petaloso” all’Accademia della crusca. A lui risposero: “Entrerà nella lingua? Perché no? Difficile ma non impossibile.”

Sono molto curioso di come reagiranno quando riceveranno “camosciamo”. Ma visto che gli accademici son gente educata, secondo me preferiranno non rispondere.

PS: massima solidarietà all’attrice che ha dovuto recitare la battuta facendo il segno delle virgolette.