di Chiara Cavalleris 8 Giugno 2016

Mettiamola così: è stato solo un brutto sogno. Abbiamo infilato la mano nella credenza della nonna e..niente Rossana. A quel punto ci siamo svegliati, e per fortuna le più famose caramelle italiane, un tempo dono d’amore per signore e signorine con la carta rossa a evocare atmosfere proibite, erano al loro posto.

Anzi, è andata meglio del previsto: dacché a inizio marzo Nestlé, proprietaria del marchio dal 1988, aveva annunciato 60 milioni di investimenti in tre anni sul Bacio Perugina e chiarito che non avrebbe più speso un euro per le caramelle perché il business non regge, la multinazionale svizzera cambia idea.

Oggi arriva la notizia che ha ceduto Rossana a un’azienda italiana insieme insieme all’intero ramo d’azienda delle caramelle tra cui anche Fondenti, Glacia, Fruttallegre, Lemoncella e Spicchi.

Rossana vintage

Andranno tutte alla Fida di Asti, azienda che forse non riconoscete dal nome, ma che zitta zitta detiene il 3.5% nel mercato delle caramelle famigliari con 15 milioni di euro di fatturato nel 2015 (suoi marchi come Sanagola e Charms).

Anche la preparazione si sposta dallo stabilimento umbro di San Sisto a Castagnole delle Lanze (AT), terra di mezzo tra Langhe e Monferrato che forse gli appassionati affezionati al mondo del vino conoscono per il Barbera d’Asti.

Tirano un sospiro di sollievo i 61 mila che avevano già manifestato a Nestlé la propria disapprovazione su Facebook, Rossana, la Rossa nata in Umbria nel 1926, in onore di Roxanne la donna amata da Cyrano de Bergerac, continua a esistere.

Continueremo a stropicciarne  la carta (come Michael Caine in Youth, di Paolo Sorrentino) durante uno snervante pranzo di famiglia, apprezzandone per quanto possibile il colore giallognolo e l’eccesso zuccherino, in nome del sacrosanto Made in Italy.

[Crediti | Link: La Stampa Marieclaire)