Cari amici di Libero, non c’è nessun attacco comunista al gelato

Un post social di un gelatiere viene preso (troppo) sul serio dall'ex ministro Storace, che grida all'allarme rosso sulle pagine di Libero.

Cari amici di Libero, non c’è nessun attacco comunista al gelato

State tutti molto tranquilli, cari amici di Libero, e tutti voi che vi siete preoccupati che fosse in corso un attacco di zecche comuniste nei confronti di un povero gelatiere di Calusco d’Adda, finito in mezzo a polemiche politiche pretestuose.

Addirittura, la preoccupazione di Libero per questa pericolosa deriva antidemocratica, che andava a ledere l’immagine e la tranquillità di un povero onesto lavoratore italiano, era tale da scomodare pure una firma di un certo peso, quella di Francesco Storace, che oggi fa il giornalista ma che ai tempi del terzo governo Berlusconi era addirittura Ministro. Cioè, mica una Valentina Dirindin qualunque.

L’ex Ministro, con la storia del gelatiere minacciato dai compagni, si guadagna addirittura una mezza pagina di Libero, perché in fondo è una bella storia, che racconta che aria da bandiera rossa tira in giro nei confronti delle persone per bene. Peccato che l’ex Ministro non abbia qualcuno accanto che gli impedisca di fare la figura del boomer, spiegandogli come funzionano i social network, o che gli suggerisca di fare il minimo sindacale del lavoro di un giornalista e alzare il telefono e parlarci, con Ciro il gelataio di Calusco d’Adda, per farsi spiegare come è andata.

Perché no, non c’è nessuna pericolosa minaccia comunista in atto.

La storia del gelatiere Ciro

Ciro è un gelataio dall’aria bonacciona, che ha il suo negozio a Calusco d’Adda da più di vent’anni. Gestisce anche una tabaccheria, e un giorno si rende conto – complice gli amici che lo spingono – che la sua faccia non starebbe mica male sui social. Ha una bella parlantina, una cadenza simpatica, ama il suo lavoro e il suo prodotto, e lo sa raccontare. Voilà, ecco che compaiono i video social. Che spesso, come accade, sfuggono di mano, a causa forse di social media manager un filo troppo aggressivi o sfrontati.

Così, tra un video di gelato e l’altro, ecco che compaiono quelli con il titolo “catchy”, quello che vi fa fermare a guardare mentre scrollate annoiati, solo perché dice una cosa forte. “I gelatai vi truffano”,”Il gelato al puffo è radioattivo” o “mi insultano perché regalo il gelato”. Una tecnica social un filo spregiudicata, che si vede molto in giro, e che personalmente troviamo più che mai discutibile: le visualizzazioni aumentano, ma l’immagine del soggetto non sempre ne giova. Ma questa è un’altra storia, e non è strettamente di nostra competenza.

La premessa era però necessaria per raccontare la vicenda incriminata, e denunciata oggi da Francesco Storace su Libero. Vicenda che riguarda il video dal titolo “gelateria di estrema destra”.

Il video incriminato

Nel reel, Ciro racconta di essere stato accusato di essere una gelateria di estrema destra, a causa di un cartonato posto fuori dal suo negozio. Cartonato che lo ritrae con il braccio teso all’altezza di un metro, in modo che i bambini si possano misurare e capire se hanno diritto al gelato gratis. E sì, perché i bambini sotto il metro da Ciro mangiano il gelato senza pagare, ed è questo l’oggetto del reel, come si intuisce immediatamente dopo le prime battute, che appunto, servono da aggancio per chi scorre compulsivamente tra i reel.

Tra questi, evidentemente, c’è Francesco Storace, che non si premura di chiedere a Ciro come siano effettivamente andate le cose.

Se l’avesse fatto, si sarebbe trovato di fronte un gelatiere anche un po’ spaventato da tutto questo clamore. “Mi viene da ridere, mi state chiamando tutti da stamattina”, dice. Lui, se gli si chiede da chi è stato accusato o minacciato, non sa bene cosa rispondere. “Mi hanno detto che c’è stato un commento su questa cosa qua, ma io francamente i commenti non li leggo neanche, per non farmi venire il sangue amaro. Ma mi dicono che un commento di qualcuno che criticava quel cartonato c’è stato. E poi anche un mio amico mi ha fatto qualche battuta”. Insomma, il tutto si riduce forse a un commento e un amico in vena simpatica. Eccole, le accuse che valgono la mezza pagina di giornale che grida alla deriva dei “compagni in gelateria che vedono fascisti immaginari”. Per scoprirlo, bastava conoscere un minimo i meccanismi social (anche quelli che non ci piacciono). Oppure, alzare il telefono e parlare col povero Ciro, che ora è comprensibilmente preoccupato delle conseguenze di quella che in fondo era solo una boutade per raccontare una promozione.

Come dice giustamente Storace nel suo pezzo: “quando ogni cosa diventa segnale, il segnale non segnala più niente: diventa rumore e pure fastidioso”.

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