di Valentina Dirindin 9 Marzo 2020
carlo petrini

Sembra parlare a nome di tutti Carlo Petrini, leader di Slow Food, che affida al web una lunga riflessione sulla difficile situazione causata dal Coronavirus. “Nel nostro Paese, per le generazioni dal secondo Dopoguerra in avanti, questa è senza dubbio la sfida più grande che si sia mai affrontata”.

Si preoccupa, come è naturale, delle notevoli ricadute economiche che inevitabilmente questo periodo porterà, spiegando che “Fino a qualche settimana fa lo spauracchio dell’economia europea erano i dazi che il governo statunitense ha applicato su alcuni prodotti alimentari del vecchio continente”, mentre oggi “l’espansione del Coronavirus ha rimescolato completamente le carte globali”.

“A rendere foschi gli scenari economici non è più una misura protezionistica aggressiva, al contrario siamo di fronte a una situazione senza precedenti che apre scenari altrettanto inediti. Il turismo fermo, la limitata mobilità dei cittadini a tutte le latitudini, le scuole chiuse e gli ospedali in assetto d’emergenza sono condizioni che non abbiamo mai visto tutte insieme e che al momento nessuno è in grado di circoscrivere nel tempo”, spiega Petrini, prevedendo – come è naturale – tempi ancora più bui: “La razionalità impone di leggere i segnali economici di questi giorni come il preludio a una stagione di contrazione e di crisi, di rallentamento forzato e di difficoltà per moltissimi settori e ampie categorie di cittadini e lavoratori”.

Eppure, fa appello alla positività di ognuno di noi, necessaria per uscire dai tempi difficili che ci aspettano: “non dobbiamo cadere nel panico o nella paura irrazionale, al contrario possiamo lavorare da subito per reagire con prontezza, per trovare modi creativi per rispondere alla crisi, per provare a guardare al futuro con una ragionevole e ben riposta speranza. Questo è possibile a patto che riconosciamo una delle evidenze più chiare che ci restituisce il momento storico attuale: l’estrema fragilità del nostro modello economico e della nostra società liberista occidentale”. E fa di questo periodo un’occasione di riflessione: “Ecco allora che questo è il tempo della solidarietà e non più della competizione, è il momento di ritrovare la forza per emergere non con la disperazione del tutti contro tutti ma con un ritrovato slancio solidale e con la ricostruzione di un senso di comunità che per troppo tempo abbiamo trascurato”.

[Fonte: Slow Food]