Cavalli selvaggi dell’Aveto catturati e rinchiusi in un recinto, è guerra tra gli animalisti e le autorità

Sette cavalli selvaggi dell'Aveto sono stati catturati e chiusi in un recinto: gli animalisti si stanno battendo per evitare che finiscano in un allevamento.

cavalli aveto

Nella giornata di venerdì scorso, il 21 di ottobre, alcuni volontari dell’associazione Rewild Liguria avevano trovato un gruppo di sette cavalli selvaggi dell’Aveto – valle che separa i boschi liguri dall’Emilia Romagna – catturati e poi rinchiusi in una recinzione: gli animalisti hanno naturalmente provveduto a denunciare il tutto, sottolineando come gli animali in questione fossero di fatto stati “privati della loro libertà e dignità, senza il minimo rispetto del loro benessere, pronti per essere deportati”. In altre parole, secondo quanto trapelato dalle testimonianze, pare che la cattura dei cavalli sarebbe avvenuta senza rispettare le norme etologiche e di benessere degli animali, e sembra che – stando agli accordi – dovranno ora essere trasferiti in un allevamento in provincia di Imperia.

cavalli

“Abbiamo mandato una diffida all’amministrazione comunale” ha fatto sapere Dario Vassallo, responsabile di Meta Biella. “Siamo pronti a denunciare il sindaco per peculato, se i cavalli venissero dati a un allevatore privato in questo modo”. Secondo la ricostruzione degli eventi il sindaco di Borzonasca – comune in cui si trova il recinto in questione – avrebbe deliberato la cattura degli animali in quanto questi avrebbero causato incidenti e tensioni negli abitanti del posto: i rapporti degli ultimi sopralluoghi, tuttavia, raccontano che i cavalli mostrano chiari segni di sofferenza e sono privi di nutrimento. La priorità degli animalisti, al momento, rimane quella di impedire il trasferimento in un allevamento tradizionale. “Capiamo che il sindaco deve occuparsi dell’incolumità pubblica, ma se proprio vuole spostare questi cavalli almeno deve sentire l’Ispra” continua Vassallo. “Capiamo che il sindaco deve occuparsi dell’incolumità pubblica, ma se proprio vuole spostare questi cavalli almeno deve sentire l’Ispra”.

Il rischio, naturalmente, è che molti animali non arrivino nemmeno in vita a destinazione: come già accennato molti mostrano chiari segni di indebolimento dovuto alla fame, e una giumenta – per di più incinta – è cieca da un occhio. La replica della Regione, nel frattempo, non si è fatta attendere: “Se verrà autorizzato lo spostamento questi cavalli non saranno né sfruttati né portati al macello” si legge. “Gli allevatori che li prenderanno in carico si impegnano formalmente con la sottoscrizione di un protocollo che ne tutela il pascolo, questa volta davvero selvaggio, libero, in montagna, in un areale del Ponente distante dai centri abitati. Una soluzione del tutto incruenta e rispettosa della vita di questi esemplari”.